{"id":290,"date":"2009-05-09T13:22:46","date_gmt":"2009-05-09T11:22:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ewp.netsons.org\/ewp\/?page_id=290"},"modified":"2025-04-22T10:47:02","modified_gmt":"2025-04-22T08:47:02","slug":"commento-al-magnificat","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.luthergrewp.it\/ewp\/documenti\/in-cosa-credono-i-luterani\/commento-al-magnificat","title":{"rendered":"Commento al Magnificat"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un testo del 1521, illuminante sulla figura di Maria.  Lutero identifica tutto in quell&#8217;assolutamente gratuito che \u00e8 l'&#8221;essere di Dio&#8221; cui Maria appare nella storia e nella vita della creazione. Da questo commento Maria appare soprattutto nella luminosa esemplarit\u00e0 di strumento: Maria vive in maniera straordinaria l&#8217;impresa che compete a ogni cristiano, collocandosi pertanto nel cuore stesso dell&#8217;umanit\u00e0. Certamente la teologia protestante rifiuta qualunque lettura co-redentrice, ma \u00e8 gi\u00e0 abbastanza sublime come la potenza di Dio possa trasformare un \u00abumile ancella\u00bb nello strumento della sua azione salvifica giustificando cos\u00ec l&#8217;aspetto umano del Cristo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Proponiamo un estratto dell&#8217;opera, la Prefazione ed il commento al primo versetto, che, peraltro, contiene una interessante argomentazione sulla dottrina della tripartizione dell&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>PREFAZIONE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprendere bene questo santo canto di lode, bisogna precisare che la benedetta Vergine Maria parla in base alla sua esperienza, essendo stata illuminata e istruita dallo Spirito Santo; nessuno, infatti, pu\u00f2 capire correttamente Dio e la Sua parola, se non gli \u00e8 concesso direttamente dallo Spirito Santo. Ma ricevere tale dono dallo Spirito Santo, significa farne l&#8217;esperienza, provarlo, sentirlo; lo Spirito Santo, insegna nell&#8217;esperienza come in una scuola, all&#8217;infuori della quale nulla s&#8217;impara se non parole e chiacchiere. Dunque la santa Vergine, avendo esperimentato in s\u00e9 stessa che Dio opera grandi cose in lei, per quanto umile, povera e disprezzata, lo Spirito Santo le insegna questa grande arte comunicandole la sapienza, in base alla quale Dio \u00e8 il Signore che si compiace di innalzare ci\u00f2 che \u00e8 in basso, e di abbassare ci\u00f2 che \u00e8 in alto, in altre parole, che distrugge ci\u00f2 che \u00e8 costruito e costruisce ci\u00f2 che \u00e8 distrutto.<br \/>\nCos\u00ec come al principio della creazione, egli cre\u00f2 il mondo dal nulla, per cui \u00e8 anche chiamato Creatore Onnipotente, ancora oggi il suo modo di operare conserva questo carattere,e lo conserver\u00e0 fino alla fine dei tempi, continuando a trarre da ci\u00f2 che \u00e8 nulla, piccolo, disprezzato, misero e morto, qualche cosa di prezioso, onorevole, beato e vivente, e viceversa, tutto ci\u00f2 che \u00e8 prezioso, onorevole, beato, vivente, Egli lo riduce a niente, a una cosa piccola, disprezzata, misera ed effimera. Nessuna creatura pu\u00f2 agire in questo modo, poich\u00e9 nessuno pu\u00f2 dal nulla creare qualche cosa.<br \/>\nGli occhi di Dio, dunque guardano soltanto verso il basso e non verso l&#8217;alto, come viene detto in Daniele, III: &#8220;Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi e siedi sui cherubini&#8221;; e nel Salmo CXXXVII: &#8220;In alto sta il Signore, ma si prende cura dei piccoli, da lontano riconosce il superbo&#8221;. Cos\u00ec pure dice il Salmo CXI: &#8220;Dov&#8217;\u00e8 un Dio simile al nostro, che siede nei luoghi eccelsi, eppure riguarda agli umili nei cieli e sulla terra?&#8221;. Ora, poich\u00e9 sta tanto in alto che non esiste nessuno pari a Lui in grado di sovrastarLo, Egli, non potendo guardare al sopra di s\u00e9 e neppure accanto a s\u00e9, deve necessariamente guardare in s\u00e9 stesso e sotto di s\u00e9; ecco perch\u00e9, quanto pi\u00f9 uno si trova in basso, tanto meglio Egli lo vede.<br \/>\nMa il mondo e gli occhi degli uomini fanno il contrario, guardano soltanto in alto, vogliono in ogni modo salire, come \u00e8 detto nei Proverbi, XXX: &#8220;C&#8217;\u00e8 gente cos\u00ec superba e sicura di s\u00e9 che guarda gli altri dall&#8217;alto in basso!&#8221;.<br \/>\nTutti i giorni possiamo constatare come ognuno tenda ad elevarsi al di sopra di se stesso, ad una posizione d&#8217;onore, di potenza, di ricchezza, di dominio, ad una vita agiata e a tutto ci\u00f2 che \u00e8 grande e superbo. E ognuno vuole stare con queste persone, corre loro dietro, le serve volentieri, ognuno vuol partecipare alla loro grandezza. Non per nulla nella Scrittura i re e i principi pii sono rari. Nessuno vuole guardare in basso, dove c&#8217;\u00e8 povert\u00e0, vituperio, bisogno, afflizione e angoscia, anzi tutti distolgono da ci\u00f2 lo sguardo. Ognuno sfugge le persone che si trovano in quella condizione, le scansa, le abbandona, nessuno pensa di aiutarle, di assisterle e di far s\u00ec che anch&#8217;esse migliorino nella loro situazione: devono rimanere in basso ed essere disprezzate. Non v&#8217;\u00e8 alcun creatore tra gli uomini che voglia fare qualche cosa dal nulla, come pure insegna san Paolo in Romani, XII: &#8220;Fratelli diletti, non stimate le cose alte, ma attenetevi alle umili&#8221;.<br \/>\nDio soltanto sa riguardare a quelli che si trovano nel dolore pi\u00f9 profondo e nell&#8217;afflizione, ed \u00e8 vicino a tutti coloro che si trovano in infime condizioni, come dice Pietro: &#8220;Egli resiste ai superbi, ma d\u00e0 grazia agli umili&#8221;. E da quest&#8217;abisso salgono l&#8217;amore e la lode di Dio. Nessuno pu\u00f2 lodare Iddio, se prima non ha iniziato ad amarlo. Cos\u00ec pure nessuno lo pu\u00f2 amare, se non percepiesce il suo amore e la sua bont\u00e0. Egli, per\u00f2, non pu\u00f2 essere conosciuto in tal modo se non attraverso le sue opere. Quando, perci\u00f2, in base all&#8217;esperienza, lo si conosce come un Dio che guarda verso il basso e soccorre i poveri, i disprezzati, i miseri, gli afflitti, gli emarginati e quelli che non contano nulla, egli diventa tanto amabile che il cuore trabocca dalla gioia, e palpita e sussulta per il grande piacere che trova in Lui.<br \/>\nE allora immediatamente lo Spirito Santo insegna nell&#8217;esperienza questa entusiasmante arte e questo piacere. Per questa ragione Dio ha fatto passare su noi tutti la morte e ha dato ai suoi figlioli pi\u00f9 cari e ai cristiani la croce di Cristo con innumerevoli sofferenze e necessit\u00e0, anzi talvolta lascia perfino che cadano nel peccato, per poter intervenire per aiutarli nella miseria, per compiere molte opere e manifestarsi loro come un vero Creatore, ed apparire in tal modo degno di amore e di lode; ma purtroppo il mondo con il suo sguardo altero gli si oppone continuamente e l&#8217;ostacola mentre Egli cerca di provvedere, di operare, di soccorrere, di farsi conoscere, amare e lodare, togliendo a Lui tutto quest&#8217;onore e privandosi, cos\u00ec facendo, della gioia, del piacere e della salvezza. Cos\u00ec Dio ha gettato nelle profondit\u00e0 di ogni afflizione anche Cristo, suo unico dilettissimo Figliolo, e in Lui in modo eminente ha mostrato come Egli suole guardare, operare, soccorrere, consigliare e volere, e a che cosa tende con tutto questo; perci\u00f2 anche Cristo, che ha ben sperimentato tutto questo, rimane in eterno pieno dell&#8217;amore e della lode di Dio, come dice anche il Salmo XV: &#8220;Tu lo riempi di pura gioia nel tuo cospetto&#8221;, perch\u00e9 ti vede e ti conosce. Al riguardo anche il Salmo XLIV dice che tutti i santi non faranno altro che lodare Iddio in cielo, perch\u00e9 Egli ha volto il Suo sguardo in basso su di loro e si \u00e8 fatto loro conoscere come un Dio degno di amore e di lode.<br \/>\nIn tal modo, anche la dolce madre di Cristo ci insegna con l&#8217;esempio della sua vita e con le sue parole, come si deve conoscere, amare e lodare Iddio. E poich\u00e9, gioisce nel suo spirito, lodando e glorificando Dio per aver rivolto il Suo sguardo su di lei nella sua umile condizione, dobbiamo presumere che avesse genitori poveri, disprezzati e di umile condizione.<br \/>\nVogliamo chiarire questa circostanza ai ciechi e alle persone semplici . Senza dubbio anche a Gerusalemme, come in tante altre citt\u00e0, vi erano figlie di sommi sacerdoti e consiglieri, le quali erano ricche, belle, giovani, colte e onoratissime da tutti (come lo sono ora le figlie dei re, dei pr\u00ecncipi e dei ricchi). A Nazareth, che era la sua citt\u00e0, non era la figlia di uno dei capi, ma di un semplice e povero cittadino, il quale non godeva n\u00e9 di onori, n\u00e9 di considerazione. E fra le figlie dei suoi vicini era una fanciulla modesta che badava al bestiame e accudiva alle faccende domestiche, proprio come oggi avviene per una povera ragazza di casa che attende alle necessit\u00e0 familiari. Cos\u00ec aveva annunziato Isaia, al capo XI: &#8220;Un virgulto spunter\u00e0 dal tronco di Jesse e un fiore nascer\u00e0 dalla sua radice, sul quale riposer\u00e0 Io Spirito Santo&#8221;. Il tronco e la radice \u00e8 la progenie di Jesse o di Davide, ossia la vergine Maria, il virgulto e il fiore \u00e8 Cristo. Ora come \u00e8 incredibile che da un tronco e da una radice secchi e marci nascano un bel virgulto ed un fiore, cos\u00ec non sembrava possibile che la vergine Maria dovesse diventare madre di un tale fanciullo.<br \/>\nRitengo, inoltre, che lei venga definita tronco e radice, non soltanto per il fatto di essere diventata madre restando vergine, nello stesso modo soprannaturale di un germoglio che nasca da un ceppo morto, ma anche perch\u00e9 la stirpe di Davide &#8211; che anticamente aveva goduto nel mondo di grande onore, potenza, ricchezza e felicit\u00e0 e al momento della nascita di Cristo, ormai caduta in miseria, veniva disprezzata come un tronco morto, soppiantata dai sacerdoti che regnavano godendo degli stessi onori &#8211; non appariva pi\u00f9 in grado di generare un re glorioso. Ma proprio nel momento in cui questa misera condizione appariva pi\u00f9 accentuata, da quel ceppo disprezzato nacque Cristo; da quell&#8217;umile e povera fanciulla nacque il germoglio e il fiore, da quella ragazza che le figlie degli eminenti Hanna e Caiafa non avrebbero ritenuta degna di essere la loro ultima serva. Perci\u00f2 mentre le azioni e lo sguardo di Dio sono rivolti verso il basso, lo sguardo e le azioni degli uomini risultano esserlo soltanto verso l&#8217;alto.<br \/>\nQuesto \u00e8 il motivo del suo canto di lode. Ascoltiamolo ora parola per parola.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;anima mia magnifica il Signore.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sue parole sono l&#8217;espressione di un grande amore e di una vivissima gioia, ci\u00f2 spiega perch\u00e9 il suo animo e la sua vita si elevano nello spirito. Maria non dice: Io magnifico Dio, ma l&#8217;anima mia; come se volesse dire: tutta la mia vita e i miei sensi sono come sorretti dall&#8217;amore di Dio, dalla sua lode e dalla gioia che \u00e8 in Lui, tanto che, non pi\u00f9 padrona di me stessa, vengo elevata pi\u00f9 di quanto io non mi elevi alla lode di Dio, come accade a tutti coloro che, pervasi da una dolcezza divina nello spirito, sentono pi\u00f9 di quanto non riescano ad esprimere; lodare Dio con gioia non \u00e8, infatti, opera umana, ma \u00e8 piuttosto un subire gioiosamente un&#8217;influenza che deriva solo da Lui, che non si pu\u00f2 esprimere a parole, ma che si pu\u00f2 percepire solamente con l&#8217;esperienza, come dice Davide nel Salmo XXXIII: &#8220;Gustate e vedete quant&#8217;\u00e8 dolce il Signore Iddio; beato l&#8217;uomo che in lui confida&#8221;. Egli dice prima gustate e poi vedete, perch\u00e9 non Lo si pu\u00f2 conoscere senza averlo prima personalmente sperimentato e sentito, cosa impossibile per chi non confida in Lui con tutto il cuore, quando si trova nei luoghi profondi dell&#8217;angustia. Perci\u00f2 il Salmista aggiunge subito: &#8220;Beato l&#8217;uomo che confida in Dio&#8221;, poich\u00e9 sperimenter\u00e0 l&#8217;opera di Dio e sentir\u00e0 quella dolcezza che pervade ogni intelletto e conoscenza.<br \/>\nAnalizziamo il testo parola per parola. Innanzi tutto : &#8220;L&#8217;anima mia&#8221;. <strong>La Scrittura distingue nell&#8217;uomo tre parti.<\/strong> S. Paolo, infatti, in 1\u00b0 Tessalonicesi, ultimo capo, dice: &#8220;L&#8217;Iddio della pace vi santifichi interamente, e tutto l&#8217;essere vostro, <strong>lo spirito<\/strong>, <strong>l&#8217;anima<\/strong> e <strong>il corpo<\/strong>, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signor nostro Ges\u00f9 Cristo&#8221;. Ciascuna di <strong>queste tre parti costituiscono nella sua totalit\u00e0 l&#8217;uomo<\/strong>, che viene anche diviso in due parti, cio\u00e8 in carne e spirito, che non \u00e8 una suddivisione naturale, ma qualitativa. L&#8217;essere umano \u00e8 dotato, cio\u00e8, di spirito, anima e corpo che possono essere buoni o cattivi, ossia, spirito o carne. Ma per il momento questo non riguarda il nostro argomento.<br \/>\nLa prima parte, <strong>lo spirito<\/strong>, costituisce ci\u00f2 che di pi\u00f9 alto e di pi\u00f9 nobile c&#8217;\u00e8 nell&#8217;uomo, che gli consente di percepire le cose incomprensibili, invisibili ed eterne. E&#8217;, in altre parole, la casa in cui dimora la fede e la parola di Dio; ecco perch\u00e9 Davide, nel Salmo L, dice: &#8220;Signore, crea nel mio intimo uno spirito giusto&#8221;, cio\u00e8 fede forte e viva. Dice, invece, degli increduli, nel Salmo LXXVII: &#8220;Il loro cuore non era orientato verso Dio e il loro spirito non era fedele a Lui&#8221;.<br \/>\nLa seconda parte, <strong>l&#8217;anima<\/strong>, \u00e8 lo stesso spirito sotto il profilo naturale; ad essa compete il compito di vivificare il corpo per mezzo del quale agisce. Nella Scrittura l&#8217;anima viene spesso intesa come vita. Perci\u00f2, mentre lo spirito pu\u00f2 vivere senza il corpo, il corpo non vive senza lo spirito, il quale, come \u00e8 di comune esperienza, vive ed opera anche durante il sonno. L&#8217;anima non sa afferrare le cose incomprensibili, ma soltanto ci\u00f2 che la ragione le consente di conoscere e di misurare. La ragione, quindi, che \u00e8 la luce di questa casa, non operer\u00e0 mai senza errore se non viene illuminata dallo spirito per mezzo della luce superiore della fede. Essa \u00e8 troppo limitata per intendere le cose divine. A queste due parti dell&#8217;uomo la Scrittura attribuisce molte cose, come sapientia e scientia, la sapienza allo spirito, la conoscenza all&#8217;anima, cui si aggiungono anche l&#8217;odio, l&#8217;amore, il piacere, l&#8217;orrore e altre cose simili.<br \/>\nLa terza parte \u00e8 costituita dal <strong>corpo<\/strong> con le sue membra, che con le loro attivit\u00e0 realizzano in concreto ci\u00f2 che l&#8217;anima conosce e lo spirito crede. Nella Scrittura troviamo una similitudine di tutto questo. Mos\u00e8 fece un tabernacolo con tre diversi edifici (Es. 26:33). Il primo si chiamava sanctum sanctorum, nel quale, in assoluta oscurit\u00e0, abitava Dio, il secondo era il sanctum nel cui interno c&#8217;era un candelabro con sette bracci e sette lampade. Il terzo edificio, che si chiamava atrium, il cortile, stava sotto il cielo aperto, alla luce del sole. In quest&#8217;immagine \u00e8 raffigurato il cristiano. Il suo spirito \u00e8 il sanctum sanctorum, dimora di Dio nella fede oscura, senza luce, poich\u00e9 crede ci\u00f2 che non vede, non sente e non comprende. L&#8217;anima sua \u00e8 il sanctum, ove ci sono le sette luci, cio\u00e8 ogni specie d&#8217;intelligenza, ogni dono di discernimento, sapienza e conoscenza delle cose materiali visibili. Il suo corpo \u00e8 l&#8217;atrium, la parte tangibile, che tutti possono vedere quando agisce ed opera.<br \/>\nPaolo prega il Dio della pace di volerci santificare non soltanto in una parte di noi, ma in tutto il nostro essere, nello spirito, nell&#8217;anima, nel corpo, affinch\u00e9 tutto sia santo. Non c&#8217;\u00e8 molto da dire sulla ragione di una simile preghiera.<br \/>\nIn altre parole: se lo spirito cessa di essere santo, nulla pi\u00f9 \u00e8 santo. La maggior lotta si sostiene per la santit\u00e0 dello spirito, la quale, essendo costituita dalla semplice e pura fede &#8211; in quanto lo spirito, come si \u00e8 detto, non si occupa di questioni razionali &#8211; risulta esposta ai maggiori pericoli. Ecco, allora, si presentano dei falsi dottori che, per adescare lo spirito, propongono il compimento di opere quale mezzo per diventare pii. E se lo spirito non \u00e8 protetto e non \u00e8 savio, cade nell&#8217;inganno, si abbandona alle opere esteriori pensando di diventare in tal modo pio. In tal modo, per\u00f2, ben presto la fede in Dio viene meno e lo spirito muore.<br \/>\nAllora sorgono sette e ordini religiosi, e l&#8217;uno \u00e8 un certosino, l&#8217;altro un francescano scalzo, questo vuole salvarsi con il digiuno, quello con preghiere, uno con un&#8217;opera, un altro con un&#8217;altra. Eppure sono tutte opere e ordini che essi stessi si sono scelti, mai comandati da Dio, immaginati soltanto dagli uomini. Non abbracciando la fede, insegnano a fondarsi sulle opere, entrando in contrasto fra di loro, in quanto ognuno vuol essere il migliore e disprezza l&#8217;altro, come ora fanno i nostri osservanti che si vantano e si gonfiano.<br \/>\nContro questi santi per le proprie opere e dottori ipocritamente pii, Paolo prega e dice che Dio \u00e8 un Dio di pace e di concordia, che questi santi discordi e inquieti non riescono a conseguire, n\u00e9 a conservare, a meno che non abbandonino le loro pretese, e nello spirito, mediante la fede, riconoscano che le opere suscitano soltanto differenza, peccato e discordia, e che soltanto la fede ha la capacit\u00e0 di rendere pii, concordi e pacifici, come \u00e8 detto nel Salmo LXVI: &#8220;Dio fa s\u00ec che noi dimoriamo concordi nella casa&#8221;, e nel Salmo CXXXII: &#8220;Quanto \u00e8 buono e piacevole che fratelli dimorino insieme&#8221;.<br \/>\nNon si consegue la pace in nessun altro modo che insegnando che nessun&#8217;opera o pratica esteriore, ma soltanto la fede, cio\u00e8 la fiducia nell&#8217;invisibile promessa grazia di Dio ci rende pii, giusti e beati; di questo ho trattato ampiamente nel sermone delle buone opere. Dove non c&#8217;\u00e8 la fede bisogna che vi siano molte opere che poi creano dissensi e discordie, per cui Dio si ritrae. Perci\u00f2 Paolo qui non si accontenta di dire : il vostro spirito, la vostra anima ecc., ma : &#8220;tutto il vostro spirito&#8221;. \u00c8 questo che soprattutto importa. Egli usa in questo passo una bella parola greca: &#8220;t\u00f2 ol\u00f2cleron pneuma em\u00f2n&#8221;, cio\u00e8, il vostro spirito che possiede tutta l&#8217;eredit\u00e0, come se volesse dire: Non lasciamoci indurre in errore da nessuna dottrina delle opere, soltanto lo spirito credente possiede ogni cosa. Tutto deriva soltanto dalla fede dello spirito e io prego che questo spirito che tutto riceve, Dio voglia difendervelo dalle false dottrine che per mezzo delle opere pretendono di creare la fiducia in Dio, ma ci\u00f2 invano, in quanto sono fondate su un erroneo presupposto e non sulla sola fiducia nella grazia di Dio.<br \/>\nSe dunque questo spirito che ha tutti i doni di Dio viene conservato, anche l&#8217;anima e il corpo si conserveranno senza errore e non commetteranno cattive azioni. <strong>Se, invece, lo spirito \u00e8 senza fede non \u00e8 possibile che l&#8217;anima e il corpo non commettano ingiustizie ed errori, sebbene sia buona la loro intenzione.<\/strong><br \/>\nCos\u00ec a causa di questo errore e della buona ma mal diretta intenzione dell&#8217;anima, anche tutte le opere del corpo sono cattive e reprensibili, per quanto uno digiuni fino a morire e compia le opere di tutti i santi. Per non operare e vivere invano, dobbiamo, perci\u00f2, ricordarci sempre che Dio guarda innanzi tutto lo spirito e poi l&#8217;anima e il corpo, e che, quindi, diveniamo veramente santi, al riparo non soltanto dai peccati manifesti, ma anche e specialmente dalle false opere buone.<br \/>\nPer ora questo basti a spiegazione delle due parole, &#8220;anima&#8221; e &#8220;spirito&#8221;, che sono molto usate nella Scrittura. Poi viene la parola &#8220;magnificat&#8221;, che significa &#8220;renderlo grande&#8221;, &#8220;esaltarlo&#8221; e &#8220;tenerlo in grande considerazione&#8221;, poich\u00e9 Egli pu\u00f2, sa e vuole fare molte cose grandi e belle . Ne consegue che in questo canto di lode la parola &#8220;magnificat&#8221;, come il titolo di un libro, indica l&#8217;argomento in esso trattato, accenna al motivo del canto di lode, cio\u00e8 le grandi opere di Dio compiute per fortificare la nostra fede, per consolare tutti gli umili e spaventare tutti i potenti della terra. Dobbiamo, perci\u00f2, tener presente che il canto di lode \u00e8 orientato a questa triplice finalit\u00e0 ed \u00e8 di giovamento, poich\u00e9 ella non lo ha cantato soltanto rivolta a se stessa, ma a tutti noi, affinch\u00e9 le facessimo coro.<br \/>\nNon \u00e8 possibile, per\u00f2, che uno si spaventi o si consoli per le grandi opere di Dio se soltanto crede che Dio pu\u00f2 e sa fare grandi opere; \u00e8 necessario che creda che Dio veramente vuole e ama fare cos\u00ec. Anzi non basta neppure che tu creda che egli voglia compiere grandi opere soltanto negli altri escludendo te dall&#8217;azione divina, come fanno coloro che non amano Dio quando si sentono forti, ma poi nelle prove affondano nella depressione.<br \/>\nInvero, una fede di quel tipo \u00e8 vana e del tutto morta come un&#8217;illusione da favola; invece, senza incertezze n\u00e9 dubbi tu devi avere davanti agli occhi la sua volont\u00e0, nella ferma convinzione che egli vuole compiere grandi cose anche in te. Fede vivente \u00e8 quella che penetra nell&#8217;uomo e lo trasforma interamente; \u00e8 la fede che domina, che esige molta attenzione quando si occupa una posizione elevata, ma che consola quando ci si trova in misere condizioni. Quanto pi\u00f9 occupi una posizione elevata, tanto pi\u00f9 devi temere; e quanto pi\u00f9 sei in basso ed oppresso, tanto pi\u00f9 hai la possibilit\u00e0 di essere consolato, mentre ben diversi sono i caratteri di quella fede vana della quale abbiamo parlato. Cosa dire dell&#8217;angoscia della morte? Ti basta credere che Egli pu\u00f2, sa e vuole aiutarti nella realizzazione dell&#8217;opera grande e ineffabile della tua liberazione dalla morte eterna, che ti render\u00e0 eternamente beato ed erede di Dio. Questa fede pu\u00f2 ogni cosa, come dice Cristo; ha esperienza delle opere, dell&#8217;amore e della lode divini e del canto, con essa l&#8217;uomo tiene in grande considerazione Dio e lo magnifica. Non lo rendiamo grande nella sua natura immutabile, ma nella nostra conoscenza e nel nostro sentire, quando, cio\u00e8, lo teniamo in grande considerazione e lo esaltiamo specialmente per la sua bont\u00e0 e la sua grazia.<br \/>\nEcco perch\u00e9 la santa Madre non dice &#8220;la mia voce&#8221; o &#8220;la mia bocca&#8221; , e neppure &#8220;la mia mano&#8221; o &#8220;i miei pensieri&#8221; o &#8220;la mia ragione&#8221; o &#8220;la mia volont\u00e0&#8221;, magnifica il Signore. Mentre molti lodano Dio a gran voce, predicano con belle parole, discorrono di lui, disputano, scrivono e dipingono e costruiscono teorie intorno a lui, cercando di raggiungerlo con la ragione e la speculazione ed esaltandolo con una falsa piet\u00e0, Maria dice: &#8220;L&#8217;anima mia magnifica&#8221;, cio\u00e8 tutta la mia vita, il mio sentire, la mia forza lo ammirano, tanto che ella \u00e8 rapita in lui e si sente esaltata nella sua volont\u00e0 buona e piena di grazia, come mostra il versetto seguente. Noi ci rendiamo conto di questo quando manifestiamo nei Suoi confronti un&#8217;attenzione particolare, quando tutti commossi, diciamo di avere una grande stima di lui, quando, insomma, la nostra anima lo magnifica. E ancor pi\u00f9 ci sentiamo vivamente toccati quando percepiamo l&#8217;immensa bont\u00e0 di Dio che si rivela nelle sue opere, allora, tutta la nostra vita e la nostra anima si commuovono, tutto il nostro essere sente il desiderio di cantare e di lodare, nonostante l&#8217;inadeguatezza di tutte le nostre parole e dei nostri pensieri.<br \/>\nMa vi sono due specie di spiriti ipocriti che non possono cantare bene il Magnif\u00eccat. I primi sono quelli che non sanno lodare Iddio, se prima Egli non fa loro del bene, come dice Davide: &#8220;Essi ti lodano, quando tu fai loro del bene&#8221;.<br \/>\nSembra che essi lodino molto Iddio, non essendo, per\u00f2, disposti a sopportare l&#8217;oppressione e l&#8217;umiliazione, e quindi non potendo conoscere le vere opere di Dio, non possono nemmeno veramente amare e lodare Iddio.<br \/>\nOggi, tutto il mondo \u00e8 pieno di sacre funzioni, di lodi a Dio con canti, prediche, suoni e musiche; il Magnif\u00eccat viene cantato in modo superbo, ma tuttavia, \u00e8 triste che un canto tanto eletto debba rimanere senza forza, in quanto noi non lo intoniamo soltanto nelle occasioni felici, mentre se le cose ci vanno male il canto tace, Dio non viene pi\u00f9 lodato, perch\u00e9 pensiamo che Egli non possa o non voglia operare nella nostra vita. Cos\u00ec anche il Magnif\u00eccat rimane senza forza.<br \/>\nPeggiori sono gli altri che commettono l&#8217;errore contrario, che traendo vanto dai beni di Dio non li attribuiscono alla pura bont\u00e0 divina, ma vogliono anch&#8217;essi averne un merito, essere onorati e stimati dagli altri uomini a causa di essi. Ricevono il gran bene che Dio ha compiuto e si attaccano ad esso ritenendolo di loro spettanza, mentre nei confronti di coloro che non lo possiedono manifestano superiorit\u00e0, credendosi persone speciali. In verit\u00e0, questo \u00e8 un atteggiamento molto instabile e pericoloso. Quando si ricevono i beni di Dio pensando che ci\u00f2 sia una cosa naturale, si diventa orgogliosi e soddisfatti di se stessi. Perci\u00f2 qui bisogna ben sottolineare l&#8217;ultima parola, &#8220;Dio&#8221;. Maria, infatti, non dice: &#8220;L&#8217;anima mia magnifica se stessa&#8221;, oppure &#8220;ha grande stima di se stessa&#8221; &#8211; anzi non voleva per niente avere stima di s\u00e9 -, ma essa magnifica soltanto Dio, al quale attribuisce ogni cosa, mentre si spoglia e riporta di nuovo a Dio tutto ci\u00f2 che da lui aveva ricevuto.<br \/>\nSebbene avesse accolto in s\u00e9 quella grande opera di Dio, conserv\u00f2 il proposito di non elevarsi al di sopra del pi\u00f9 piccolo uomo della terra, se, infatti, lo avesse fatto sarebbe precipitata con Lucifero nell&#8217;abisso dell&#8217;inferno. Questo era il suo modo di pensare. Se un&#8217;altra fanciulla avesse ricevuto tali beni da Dio, avrebbe voluto essere ugualmente lieta e gioire con lei come per se stessa; anzi, considerava se stessa indegna di tale onore e degni tutti gli altri, e sarebbe stata anche lieta se Dio le avesse tolto quei beni e in sua presenza li avesse concessi ad un&#8217;altra. Perci\u00f2, non si \u00e8 inorgoglita per nulla di tutto ci\u00f2 che ha ricevuto, ritenendolo effetto della libera bont\u00e0 di Dio e reputandosi solo un ospizio e un&#8217;albergatrice volonterosa di tale ospite; ecco perch\u00e9 ha anche conservato quei doni per l&#8217;eternit\u00e0.<br \/>\nQuesto, dunque, significa magnificare solo Dio, stimare lui solo grande e non avere alcuna pretesa per noi. Risulta, cos\u00ec, chiaro a quale grande pericolo di caduta e di peccato essa abbia resistito, poich\u00e9 costituisce un non piccolo miracolo il non essersi lasciata prendere dall&#8217;orgoglio e dalla presunzione nel ricevere questi beni. Non pensi che abbia un cuore meraviglioso? Come madre di Dio \u00e8 elevata sopra tutti gli uomini, ci\u00f2 nonostante, rimane cos\u00ec semplice e modesta da non avere sotto di s\u00e9 nemmeno la pi\u00f9 piccola ancella.<br \/>\nE noi, poveri noi uomini &#8211; che quando abbiamo qualche bene, potere o onore o se soltanto siamo un po&#8217; pi\u00f9 belli degli altri, le nostre pretese divengono smisurate e non possiamo stare a fianco di uno pi\u00f9 piccolo di noi &#8211; che cosa faremmo mai se ricevessimo dei beni tanto grandi e sublimi? Perci\u00f2 Dio ci lascia poveri e infelici, perch\u00e9 noi contaminiamo i suoi beni delicati, non sappiamo mantenere di noi l&#8217;opinione che avevamo prima, ma lasciamo che la nostra baldanza cresca o o diminuisca a seconda dei beni ricevuti o perduti. Ma questo cuore di Maria rimane saldo e uguale in ogni tempo, lascia che Dio operi in lei secondo la sua volont\u00e0, dalla sua azione non prende che una buona consolazione, gioia e fiducia in Dio. Cos\u00ec dovremmo fare anche noi; sarebbe il canto di un vero Magnificat.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un testo del 1521, illuminante sulla figura di Maria. Lutero identifica tutto in quell&#8217;assolutamente gratuito che \u00e8 l&#8217;&#8221;essere di Dio&#8221; cui Maria appare nella storia e nella vita della creazione. Da questo commento Maria appare soprattutto nella luminosa esemplarit\u00e0 di strumento: Maria vive in maniera straordinaria l&#8217;impresa che compete a ogni cristiano, collocandosi pertanto nel cuore stesso dell&#8217;umanit\u00e0. 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