{"id":1978,"date":"2025-06-26T13:04:31","date_gmt":"2025-06-26T11:04:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.luthergrewp.it\/ewp\/?p=1978"},"modified":"2025-06-26T13:05:23","modified_gmt":"2025-06-26T11:05:23","slug":"pace-e-croce-in-lutero-articolo-di-sergio-rostagno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.luthergrewp.it\/ewp\/archives\/1978","title":{"rendered":"Pace e croce in Lutero (articolo di Sergio Rostagno)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><b>Pubblico con piacere questa riflessione che il prof. Rostagno mi ha cortesemente inviato.<\/b><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Tesi sulle indulgenze, 1517, tesi 92 e 93: <em>Valeant itaque omnes illi prophete, qui dicunt populo Christi Pax pax, et non est pax. Bene agant omnes illi prophete, qui dicunt populo Christi &#8216;Crux crux&#8217;, et non est crux<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Vadano a spasso tutti i profeti che al popolo di Cristo dicono: Pace, pace, e pace non v\u2019\u00e8; ben vengano tutti quei profeti che dicono al popolo di Cristo: Croce, croce, e croce non v\u2019\u00e8.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Che senso hanno queste tesi? Il riferimento \u00e8 una reminiscenza da Ezechiele 13, 10 e 16. Riferimento di Lutero, che noi gi\u00e0 troviamo in una sua lettera (WA Br 1, lettera N. 17).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La lettera \u00e8 datata al giorno del ricordo dei \u00abDiecimila Martiri\u00bb (22 giugno 1516). Nel \u2018500 le lettere sono datate alla fine con il santo del giorno, o con rimando alla domenica pi\u00f9 vicina. La leggenda dei Diecimila martiri si riferisce alla crocifissione di diecimila soldati romani giustiziati in quanto cristiani. A parte il numero, che pare impossibile, l\u2019episodio pu\u00f2 essere reale. Non sono in grado di dare precisioni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Lutero scrive a un Priore, Padre Michael Dressel (Priori Eremitarum Augustiniensium Novae Civitati [Neustadt]). Il detto Priore lascia correre e non interviene in un caso disciplinare. Insomma: cerca la pace. Non importa ora onestamente dire se questo Priore cercasse un accordo pacifico, oppure se veramente fosse una persona fiacca e indecisa. Lutero rimprovera al Priore di cercare solo la pace per s\u00e9, nel senso della tranquillit\u00e0 personale. E tiene una lezione sulla croce. Vari punti sono per noi interessanti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">L\u2019argomentazione della lettera di Lutero inizia affermando: \u00abLa croce, infatti, rapidamente cessa di essere croce, appena tu lieto abbia detto: croce benedetta, fra i legni nessuno paragonabile\u00bb [Tam cito enim crux cessat esse crux, quam cito laetus dixeris: crux benedicta, inter ligna nullum tale]. La croce finisce di essere croce, gi\u00e0 nel momento in cui tu inneggi alla croce, ecc. Ma in che senso?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Si parla di croce in senso trionfale (Savonarola ha scritto il <em>Trionfo della croce<\/em>, per esempio). La liturgia esalta spesso la virt\u00f9 salvifica della Croce, ma \u2013 secondo Lutero \u2013 in senso opposto a una vera teologia della croce. Il seguito \u00e8 pi\u00f9 importante e complicato. Lutero afferma che la croce \u00e8 invisibile. La croce appartiene al rango delle realt\u00e0 nascoste e profonde della vita credente, allo stesso rango della pace. Questo \u00e8 il secondo argomento che ora esaminiamo (righe 38-43).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Questa, infatti, si chiama pace di Dio, superante ogni percezione, nel senso che non si percepisce n\u00e9 sensorialmente n\u00e9 intellettualmente, n\u00e9 pu\u00f2 essere pensata. Nessuna cogitazione la pu\u00f2 n\u00e9 vedere, n\u00e9 comprendere, se non quella che si carica la croce volonterosamente e senza distinzioni, in ogni cosa che sente, pensa, comprende. La persona cos\u00ec vessata per contrasto fa esperienza di detta pace. Infatti, ogni senso, ogni azione, ogni cogitazione nostra [Dio] la pone costitutivamente sotto la pace sua. <em>Ista enim vocatur pax Dei, exsuperans omnem sensum, hoc est, quod non sentitur, nec percipitur, nec potest cogitari; omms cogitatio non potesti eam videre et intelligere, nisi qui crucem libenter sustinet in omnibus, quae sentit, cogitat, intelligit, vexatus ille postea experitur hanc pacem. Nam omnem sensum, omne opus, omnem cogitationem nostram infra hanc pacem suam constituit<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Viene poi una seconda argomentazione (righe 40-49) che potremmo chiamare quella della sofferenza che il credente prova giornalmente. Riprendiamo l\u2019intero passo:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Infatti, ogni senso, ogni azione, ogni cogitazione nostra [Dio] la pone costitutivamente sotto la pace sua. Dio la crocefigge (lo fa in pratica con varie e inquiete perturbazioni). Di conseguenza, si tratta qui di una pace sopra ci\u00f2 che si prova; una pace altra rispetto a quella che noi mettiamo in scena e preferiamo \u2013 ossia molto migliore, incomparabilmente. La cercherai e la troverai nella misura in cui non la cerchi mai meglio che accollandoti perturbazioni con gioia, come sante reliquie, e non cercando pace e adottandola secondo la tua opinione e parere. [Nam omnem sensum, omne opus, omnem cogitationem nostram <em>infra hanc<\/em> <em>pacem<\/em> <em>suam<\/em> <em>constituit<\/em>, et cruci affixit (hoc est, variis et inquietis perturbationibus); ideo est pax supra sensum et alia, quam nos fingimus et optamus, \u2013 scilicet, multo melior, <em>incomparabiliter<\/em>. Hanc quaere et invenies, quaeres autem non melius, quam perturbationes suscipiendo cum gaudio, velut sanctas reliquias et non pacem quaerendo et eligendo secundum tuam opinionem et sensum].<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La sofferenza quotidiana \u00e8 per cos\u00ec dire una derivata (<em>infra<\/em>) rispetto al senso eccelso della pace e della croce. Essendo tuttavia, le sofferenze, concrete e evidenti, derivate dalla dimensione profonda della croce, appena sopra descritta, esse possono essere affrontate e vissute in modo positivo e non catastrofico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 chi cerca la pace e perci\u00f2 intende la croce come un lenimento che tranquillizza il credente. Non \u00e8 la via giusta. Questa \u00e8 la pace \u00abche il mondo d\u00e0\u00bb (confronta Giovanni 14, 27).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La via giusta consta di tre livelli. In primo luogo, di un livello nascosto, ma costitutivo (<em>constituit<\/em>). Qui pace e croce convergono in profondit\u00e0. Siamo oltre il pensabile, il ragionevole, il sentimento.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Nella atmosfera di questa superiore vera croce\/pace ecco poi la necessit\u00e0 di scendere a un livello pi\u00f9 concreto. Qui pace equivale a serenit\u00e0 nella sopportazione di angosciosi stati dolorosi fisici o psichici, che non mancano mai e ogni persona ben conosce, e che sono in relazione al suo impegno costruttivo. (Come vedremo, questa tribolazione nasconde la pace di primo livello, ma la nasconde per proteggerla!). Qui la persona conosce una elaborazione delle sofferenze a partire da una dimensione di primo livello in s\u00e9 positiva, detta pace-croce. Tuttavia, ci\u00f2 accade nel momento in cui la persona si impegna per una causa importante e non cerca tranquillit\u00e0 per s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Questo \u00e8 il terzo livello.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Non \u00e8 vera pace n\u00e9 vera croce quella che sta fuori della mischia. \u00c8 invece nel conflitto che si attua la pace della croce. Perch\u00e9 la situazione di conflitto \u00e8 indispensabile e decisiva? Lo spiega l\u2019insieme.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Non si parla qui di stadi successivi di esperienza che si provano in successione uno dopo l\u2019altro (come talvolta nel platonismo corrente), ma di implicazioni di un continuo darsi del fatto stesso nell\u2019incrocio tra costituzione e esperienza. Non si procede da sotto in su, ma da sopra in gi\u00f9. Nella falsa esperienza scompare la croce; nella vera croce si trova la pace, non come il mondo la d\u00e0, ma come Dio la d\u00e0. Dio nasconde la vera pace sotto le esperienze (o apparenze) contrarie, al fine di difenderla! Il pensiero umano autentico (non quello fabbricato per i propri interessi) si nutre di una tensione non risolta. Su questo vedi oltre.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Quale \u00e8 dunque il significato reale della croce per il credente? Dove c\u2019\u00e8 lotta, la pace \u00e8 pi\u00f9 vicina, mentre chi cerca la pace subito non riesce a trovarla, oppure abbandona la croce.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La distinzione di questi tre livelli \u00e8 tipica del pensiero di Lutero. Egli combatte la loro confusione, perch\u00e9 nella loro confusione il fedele ritrova sempre soltanto se stesso e il proprio augurarsi che si verifichi quanto pensa che debba avvenire e prodursi. Qui Dio diventerebbe il domestico, che esegue quel che il signore (l\u2019uomo) gli chiede.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Questi livelli non vanno confusi, altrimenti succederebbe che il sensibile, la cogitazione umana, riprodurrebbe il significato della croce e il fedele ne diverrebbe il regista, dicendo a se stesso quanto si augura sia detto e succeda. Occorre pregare, invece, nella fiducia e non perch\u00e9 si avveri il proprio desiderio. Argomento tradizionale. Una critica e una visione della preghiera di tipo agostiniano. Tuttavia, la tesi \u00e8 importante. Qui l\u2019essere umano non viene pi\u00f9 visto a partire da una dimensione ecclesiastica o metafisica, ma come posto in diretta presenza di un messaggio costitutivo. Non ha a che fare in astratto \u00abcon Dio\u00bb, ma con l\u2019opus alienum e l\u2019opus proprium di Dio. Per questa distinzione vediamo il Sermone del 21 dicembre 1516, WA1, 112s.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">L\u2019opus <em>alienum<\/em> di Dio annulla le pretese umane di avere riconoscimento divino per i propri atti devozionali e quindi farli passare per buoni davanti a Dio. L\u2019opus <em>alienum<\/em> \u00e8 legato alla Croce. La Croce qui distrugge tutte le volont\u00e0 umane e gli atti che ne derivano, atti che l\u2019uomo porta all\u2019approvazione di Dio chiedendo il suo favore (se non addirittura ringraziandolo per l\u2019approvazione). La risposta di Dio \u00e8 la distruzione di tali atti. Segue tuttavia subito l\u2019opus <em>proprium <\/em>cio\u00e8 l&#8217;opera propria di Dio che \u00e8 quella della resurrezione. Questo doppio apparato strategico sostiene ogni impegno teologico di Lutero e costituisce la spina dorsale dei suoi sermoni. Sar\u00e0 l\u2019oggetto anche di molte obiezioni dei diversi teologi o umanisti che si fanno avanti contro le idee del Lutero. Ma anche di molte rielaborazioni filosofiche e teologiche in tempi recenti in positivo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La Croce qui rappresenta l\u2019opus <em>alienum<\/em> di Dio, mentre la resurrezione, rimarchiamolo, rappresenta l\u2019opus <em>proprium<\/em>. In questa luce \u00e8 vero che l\u2019uomo vede annullata ogni pretesa di saldare direttamente alla luce divina le proprie virt\u00f9 e imprese. \u00c8 per\u00f2 anche vero che insieme, l\u2019uomo risorge e viene visto in una luce nuova e incomparabile. In tale luce l\u2019uomo riceve la libert\u00e0. \u00c8 soltanto a costo di una negazione totale che si pu\u00f2 poi parlare di un nuovo inizio dell\u2019uomo. Cos\u00ec liberato, l\u2019uomo non \u00e8 pi\u00f9 in debito di nulla (sermone del 21 dicembre) e pu\u00f2, se necessario creare in modo indipendente le regole che governano l\u2019esercizio della sua libert\u00e0. Libert\u00e0, la quale, ripetiamolo, ha inizio autonomo e incontrovertibile dall\u2019opus divino, che non si consuma, non invecchia, non si attenua per nessuna ragione. Kant dir\u00e0 che il senso del dovere \u00e8 per l\u2019uomo l\u2019unica ricchezza che gli appartiene intimamente. Lutero ragiona in altro modo e in periodi burrascosi della storia i suoi argomenti offrono un piano di discorso non meno interessante.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Come abbiamo gi\u00e0 visto la Croce manifesta l\u2019<em>opus alienum<\/em> di Dio nel primo livello. Che accade ora nella vita nuova, nel corso della vita cristiana? Qui la croce si applica a ogni dolore e assume per s\u00e9 ogni ombra o risvolto negativo della vita umana. Gli aspetti negativi dell\u2019esistenza nascondono radicalmente il dato positivo, in modo che il fondamento divino della nuova vita resti indenne e limpido! Questa \u00e8 un\u2019idea paradossale che Lutero sostiene in modo rigoroso. La nuova vita \u00e8 autentica, ma <em>nascosta<\/em>. Ci\u00f2 che appare alla vita e all\u2019esperienza semplice \u00e8 il contrario, cio\u00e8 la tribolazione, ossia la Croce. Ma questo aspetto contrario protegge la autenticit\u00e0 della Croce quale primario atto divino in favore dell\u2019uomo. Nel corso sulla Lettera ai Romani (1516; ad Rom 9,3 per es.) questa idea \u00e8 riaffermata. Allora qualcuno potrebbe dire: questa costruzione \u00e8 puramente teorica; nella pratica non conta.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Secondo la regola del neoplatonismo cristiano non esiste una circostanza di principio (qui la pace-croce) che non abbia riscontro pratico, salva la loro differenza (Agostino, Leone I, Benedetto da Norcia, Lutero). La distinzione dei due livelli attribuisce a quello pi\u00f9 alto un valore <em>costitutivo<\/em> e a quella inferiore (<em>infra<\/em>) il senso di esercizio (o di <em>servizio<\/em>) umano di elaborazione fiduciosa. La pace \u00abche Dio d\u00e0\u00bb \u2013 non \u00abquella che il mondo d\u00e0\u00bb \u2013 \u00e8 dunque autentica non tanto in quanto \u00e8 tranquilla mancanza di preoccupazione; al contrario, \u00e8 pace in quanto vive le sofferenze conservando una sorgente sempre pura alle spalle. Lutero adotta questo paradosso, affermando che, appunto in quanto paradosso, non pu\u00f2 essere spiegato. L\u2019essere cos\u00ec forti da non essere scossi da eventi del mondo, diventa bersaglio dei suoi rimproveri e sarcasmi. Come abbiamo gi\u00e0 detto, questa tesi si riflette sul pensiero umano. Il pensiero moderno non rifiuta la proposta e anch\u2019esso, infine, si nutre di una tensione non risolta. Nello stesso tempo, esso impara a non essere travolto dagli eventi del mondo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Chi si affida alle proprie certezze vacilla, mentre non vacilla chi si affida a Cristo. Su questo leggiamo nelle <em>Resolutiones<\/em> (il commento scritto da Lutero alle sue 95 Tesi nel 1518 [edizione italiana a cura di P. Ricca] ): Chi, infatti, per altra via cerca la pace, per esempio interiormente per pura esperienza, costui certamente sembra tentare Dio e voler avere pace in fatto, non in fede. Tanto tu avrai la pace, quanto crederai alla parola della promessa: chiunque assolverai ecc. [Matteo 16,19]. La pace nostra \u00e8 Cristo, ma in fede. Se infatti costui non crede a quella parola [a quella promessa] anche se mille e mille volte fosse assolto dal Papa stesso e credesse a tutto il mondo, mai trover\u00e0 pace. [Mia traduzione] Qui vero pacem alia via quaerit, utputa experientia intus, hic certe videtur Deum tentare et pacem in re, non in fide velle habere. Tantum enim habebis pacem, quantum credideris verbo promittentis : quodcmnque solveris &amp;c [Matteo 16,19]. Pax enim nostra Christus est, sed in fide. Quod si quis huic verbo non credit, etiam si milies milies absolvatur a Papa ipso et toti mundo confiteatur, nunquam erit quietus. (<em>Resolutiones<\/em> [1518] WA 1, 541, 5-11).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Certo l\u2019incertezza fa ancora parte della certezza. Questa, di per s\u00e9, \u00e8 una regola importante del pensiero. Senza questa regola il pensiero diventa pericoloso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Anche per Lutero la prova della fede sta nella <em>Anfechtung<\/em>, nella prova, e quindi nell\u2019incertezza. Per lui anzi proprio l\u2019incertezza materiale \u00e8 la prova che stiamo nella fede, per cos\u00ec dire. Ma non \u00e8 la fede che diventa \u00abincerta\u00bb (che sarebbe, quasi una bestemmia, nei termini del Cinquecento riformato). \u00c8 appunto la fede che affronta l\u2019incertezza della vita quotidiana. La vita umana \u00e8 confusa. A un certo momento ci accorgiamo che i nostri sogni non si sono avverati, che l\u2019ideale non si verifica, che talvolta occorre sapersi accontentare del compromesso. Altre volte le cose peggiorano drammaticamente. Ma proprio a questo punto chi vive si aggrappa alla fede e non alle realizzazioni che dipendono solo dalle condizioni reali e dalle nostre forze. Perci\u00f2 non dite dai pulpiti che la fede vive nel dubbio. Vivete nel dubbio voi, voi che avete mescolato le vostre opere alla fede. Le mille domande della vita quotidiana espongono al dubbio chi vuole avere sempre ragione, mentre la fede (<em>fides Christi<\/em>) entra decisamente nei problemi e suscita la ricerca di risposte valide.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Cos\u00ec ci troviamo davanti al <em>triplice<\/em> significato della pace e della Croce. Oltre la negazione iniziale, che distrugge le pretese umane di aver ragione (<em>opus alienum<\/em>), oltre la copertura, che nasconde l\u2019intervento salvifico di Dio (<em>opus proprium<\/em>) sotto apparenza contraria (la croce, la tribolazione), ci sar\u00e0 un <em>terzo<\/em> importante elemento derivato: la Croce qui prende l\u2019aspetto del travaglio della vita credente nei suoi aspetti quotidiani di lotta e impegno. La pace \u00e8 rispettivamente, nei tre casi, stato di quiete risultante dalla fede, alternativa nascosta, rispetto ai disastri del mondo mal governato, infine ricerca concreta di realizzare tale alternativa. Fin qui Lutero. In tale quadro, si potr\u00e0 ricordare anche la raccomandazione apostolica: siate in pace, oppure fate la pace, con tutti (il verbo greco <em>eireneuein<\/em>).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Tutto il discorso \u00e8 in realt\u00e0 \u00abcostitutivo\u00bb o per meglio dire \u00abstrutturale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Chi vuole pu\u00f2 riprendere gli stessi pensieri in Calvino.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Ecco dunque spiegato il senso della frase: croce, croce, ma croce non v\u2019\u00e8.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">[S. Rostagno, giugno 2025].<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">SERGIO ROSTAGNO \u00ad- gi\u00e0 docente di Teologia sistematica presso la Facolt\u00e0 valdese di Teologia (Roma) e professore ospite presso la Facolt\u00e0 teologica protestante di Yaound\u00e9 (Camerun) nel 1985-1986. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo <em>La scelta. Ci\u00f2 in cui credi e la norma che ti dai<\/em>\u00a0(Claudiana, 2009);\u00a0<em>Doctor Martinus. Studi sulla Riforma<\/em>\u00a0(Claudiana, 2015);\u00a0<em>Le tesi<\/em><em>\u00a0<\/em>De homine<em>\u00a0<\/em><em>di Lutero<\/em>\u00a0(Claudiana, 2019); Martin Lutero,<em>\u00a0<\/em><em>Il Credo a Smalcalda (1537)<\/em>, traduzione e commento di S. Rostagno (Doxa Editrice, 2021).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblico con piacere questa riflessione che il prof. Rostagno mi ha cortesemente inviato. 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