{"id":32,"date":"2009-04-10T19:45:15","date_gmt":"2009-04-10T17:45:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ewp.netsons.org\/ewp\/?p=32"},"modified":"2025-04-22T10:15:50","modified_gmt":"2025-04-22T08:15:50","slug":"la-zizzania-atea-del-pensiero-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.luthergrewp.it\/ewp\/archives\/32","title":{"rendered":"La zizzania atea del pensiero moderno"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\">Giorgio Ruffa<\/p>\n<p align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: x-large;\"><span style=\"font-size: large;\"><em>Ovvero, il cristianesimo pelagiano.<\/em><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"> Sebbene il Pelagianesimo sia stato condannato nel 529 dal sinodo d&#8217;Orange, esso sopravvive sino ai nostri giorni camuffato nelle pi\u00f9 disparate correnti filosofiche, per non parlare del mondo cristiano in tutte le sue espressioni confessionali. L&#8217;aspetto filosofico sarebbe interessante da studiare nel suo cammino, ma questo esula dai fini di questo articolo. Una chiave di lettura filosofica pu\u00f2 essere data, per esempio, dall&#8217;analizzare quanto una determinata corrente di pensiero si focalizzi sull&#8217;uomo a scapito di Dio o della trascendenza. Nella storia del pensiero questo spostamento di livello \u00e8 stato inesorabile: dalla teologia in senso forte sino alla morte di Dio. In epoca moderna, forse, il movimento che forse ha accentuato quest&#8217;aspetto \u00e8 stato , per certi aspetti, l&#8217;esistenzialismo. Comunque possiamo tranquillamente partire da Cartesio e nominare, di seguito, in modo incompleto, a titolo di traccia, Locke, Hume, Rosseau, Kant, Hegel, Kierkegaard, Nietzsche, Sartre, Freud, Barth, Bultmann, Malthus, Huxley etc. A quanto pare, visto che tutti i pi\u00f9 grandi pensatori, filosofi e non, sono stati citati sembra che sia stata proprio l&#8217;epoca moderna la pi\u00f9 grande nemica di Dio, almeno nel senso inteso da Lutero, e forse, analizzando la secolarizzata societ\u00e0 contemporanea, sembrerebbe molto facile dirlo. Questa annotazione \u00e8 sicuramente carente e discutibile, in quanto \u00e8 da contestualizzare e da analizzare nei singoli momenti, va quindi considerata semplicemente come una proposta, si spera futura, d&#8217;approfondimento. Ora, mi limiter\u00f2 ad una breve annotazione.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"> Personalmente, come ho anticipato, vedo nel pensiero moderno il trionfo del Pelagianesimo, che come estremo esito risulta essere una forma d&#8217;ateismo, in quanto pone l&#8217;uomo arbitro del proprio destino, riducendo Dio ad una specie di contabile delle buone opere. Questo pensiero ha emancipato l&#8217;uomo da tutto ci\u00f2 che poteva essere d&#8217;ostacolo alla propria volont\u00e0 di potenza. Massima espressione dell&#8217;uomo schiavo del peccato: essere come, o superiore, a Dio. Il pensiero moderno ha costruito una serie di Torri di Babele, nella teologia e nella filosofia, il cui unico fine \u00e8 giustificare le proprie ambizioni di controllo della realt\u00e0.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"> Partendo da pensatori, apparentemente &#8220;positivi&#8221;, possiamo vedere i semi di questa zizzania ideologica. Ad esempio, Rousseau ha visto nell&#8217;uomo primitivo, &#8220;il nobile selvaggio,&#8221; come superiore all&#8217;uomo &#8220;civilizzato&#8221;. Rousseau ed i suoi seguaci hanno cominciato a giocare con la ragione, e hanno visto le limitazioni malvagie della civilt\u00e0: &#8220;L&#8217;uomo \u00e8 nato libero, ma dappertutto \u00e8 in catene!&#8221; Rousseau ha visto nel &#8220;primitivo&#8221; la libert\u00e0 innocente, autonoma e finalisticamente buona. Il problema del peccato originale non \u00e8 coinvolto. Dobbiamo, comunque, comprendere che la libert\u00e0 difesa da Rosseau non era la libert\u00e0 dell&#8217;uomo giustificato da Dio, ma libert\u00e0 da ogni genere di limitazione contingente: libert\u00e0 di cultura, libert\u00e0 da qualsiasi autorit\u00e0, una libert\u00e0 assoluta dell&#8217;individuo, una libert\u00e0, quindi, nella quale l&#8217;individuo \u00e8 il centro dell&#8217;universo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"> <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"> Immanuel Kant, ha definito in <em>Was ist Aufkl\u00e4rung<\/em>, nel 1784, l&#8217;illuminismo come quella cultura che ha la forza di emancipare, attraverso la ragione, l&#8217;uomo e farlo uscire da un&#8217;immaturit\u00e0 intellettuale nella quale si era fissato. E&#8217; facolt\u00e0 dell&#8217;uomo, per Kant, pensare autonomamente senza contare sull&#8217;autorit\u00e0 della chiesa, della Bibbia, o della filosofia. Nessuna generazione dovrebbe essere limitata dal credo e dai dogmi delle et\u00e0 passate. Per Kant, questa limitazione sarebbe stata un&#8217;offesa contro la grandezza della natura umana, il cui destino procede per successivi progressi in avanti. Come sappiamo, lo sforzo teoretico di Kant, mirava a stabilire gli esatti strumenti gnoseologici su cui si poteva contare con certezza, portando ad un drastico cambiamento del concetto antico di metafisica. Egli lavor\u00f2 anche per liberare la scienza e la filosofia dallo scetticismo. Kant ha rimosso la concezione e la struttura della realt\u00e0 dal loro luogo precario di in un mondo problematico esterno e separato, in un certo senso, dalla mente umana. La sua <em>rivoluzione copernicana<\/em> ha posto l&#8217;uomo al centro della scena. La conoscenza viene ordinata in modo soggettivo, ed il soggetto diviene l&#8217;unica condizione per la percezione dei fenomeni. La ragione domina gli eventi esterni attraverso le proprie strutture (le forme pure della sensibilit\u00e0 spazio e tempo, categorie, schemi etc. etc.) e la funzione dell&#8217;intelletto, tramite il giudizio, \u00e8 quello di unificare i dati (connettere soggetto e predicato) che provengono dal processo gnoseologico esaminato, nella <em>Critica della Ragion Pura<\/em>, dall&#8217;analitica trascendentale. E&#8217; comunque chiaro che il dato esterno \u00e8 comunque &#8220;informato&#8221; da una sintesi a priori. Detto banalmente, noi possiamo conoscere la nostra sintesi della realt\u00e0 non quella che \u00e8 <em>in s\u00e9<\/em> (Ding an sich). <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"> La prima vittima di questo pensiero \u00e8 proprio Dio. Ci\u00f2 che noi conosciamo \u00e8 possibile non attraverso Dio, non dalla penetrazione della mente nella <em>verit\u00e0<\/em>, ma dalle proiezioni delle mente su quello che possiamo conoscere intorno ad un mondo essenzialmente inconoscibile. Kant ha messo Dio, l&#8217;anima, la libert\u00e0 morale nel regno delle <em>cose in s\u00e9<\/em>. Se da un certo punto di vista Kant compie un positivo ridimensionamento delle facolt\u00e0 della ragione, dall&#8217;altro getta i semi di un ateismo esasperato, ponendo l&#8217;uomo come centro del discorso gnoseologico.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"> Ma, come in tutte le opere diaboliche, il Pelagianesimo si nasconde anche nelle correnti di pensiero che apparentemente nascono come apologie del Cristianesimo. Sicuramente influenzato da Kant, e negativamente da Hegel, troviamo questi semi pelagiani in S\u00f8ren Kierkegaard, il teologo danese che con il suo pensiero gett\u00f2 le fondamenta del moderno esistenzialismo. Ha visto in Dio il significato ultimo dell&#8217;esistenza umana, ma in un modo che non riesco a definire cristiano. Egli, detto sommariamente, affermava che ciascuno individuo, ossia il <em>singolo<\/em>, deve scegliere, consciamente e responsabilmente, fra lo stadio estetico, etico e religioso. Gi\u00e0 da questo cominciamo ad avere qualche dubbio. Kierkagaard, letteralmente seduce con le sue descrizioni dei vari stadi della vita. Ma credo che in realt\u00e0 rappresentino una semplice, ma geniale, descrizione della vita, non uno strumento per muoversi in essa: questa \u00e8 l&#8217;illusione di un&#8217;umanit\u00e0 veramente schiava delle passioni. In effetti, sotto la legge, viviamo perennemente nello stadio estetico. La storia dei conflitti umani, dimostra quanto nell\u2019uomo sia presente un male radicale che abbrutisce anche il sublime ideale di servire per la gloria di Dio. L&#8217;autocoscienza non \u00e8 un movimento che nasce in s\u00e9, ma dipende, a mio parere, da qualcos&#8217;altro, che, parafrasando Tommaso, possiamo chiamare Dio. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"> Kierkegaard vuole disperatamente salvare la soggettivit\u00e0, altrimenti, si cadrebbe nel fatalismo (Cfr. <em>Briciole di Filosofia<\/em>), ma non si rende conto, che il s<em>ervo arbitrio<\/em> non coincide con il fatalismo? Tutto ci\u00f2 che facciamo di bene proviene dalla grazia e non da noi: &#8220;Quale \u00e8 dunque il merito dell\u2019uomo precedente alla grazia, in virt\u00f9 del quale possa riceverla, dal momento che ogni nostro merito \u00e8 in noi solo l\u2019effetto della stessa grazia? Quando Dio premia i nostri meriti non fa che premiare i suoi benefici&#8221; (Agostino,<em> Lettere<\/em> 194, 5, 19. PL 33, 880).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"> Il rapporto tra il singolo e Dio, ammettendo che quest&#8217;ultimo permetta all&#8217;uomo di esprimersi in un libero arbitrio assoluto (ma questa libera volont\u00e0 era perfetta solo nello stato iniziale di innocenza) risulta essere comunque difettoso. Un Dio d&#8217;amore pu\u00f2 permettere ad un uomo di dannarsi, solo perch\u00e9 non comprende pienamente il suo errore? Sarebbe come dire ad un cieco d&#8217;attraversare <em>liberamente<\/em> la strada. Ma se il Dio d&#8217;amore non dona prima la vista, come potrebbe pretendere una scelta giusta. Ma, almeno logicamente, una volta riavuta la vista il cieco sarebbe un pazzo a non scegliere la salvezza, anche ragionando egoisticamente. La grazia \u00e8 pertanto salvifica di per s\u00e9. La lettura di Lutero, da parte di Kierkegaard, forse \u00e8 stata viziata dal contesto del suo tempo e dalle nuove correnti culturali, ma, forse sbagliando, non credo che il filosofo danese tratti con seriet\u00e0 i veri stadi dell&#8217;uomo: innocenza, peccato e redenzione. E tutto questo per dare senso ad una visione antropocentrica del mondo.<br \/>\nUna scappatoia per Kierkegaard, \u00e8 rappresentata dal suo sistema dialettico, dove tenta di conciliare i concetti di libert\u00e0 e necessit\u00e0. Sar\u00e0, ma non ne sono convinto. La dialettica va affrontata tenendo sempre presente la sua fondazione: Dio.<br \/>\nCome se non bastasse positivismo, scienza moderna, hanno fatto di tutto per uccidere Dio, ma, purtroppo per loro, egli gode tuttora d&#8217;ottima salute, con buona pace di Woody Allen.<\/span>\n<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"> Una critica che faccio ai cristiani odierni, ubriacati di liberalismo, neopositivismo, ebraismo legalistico, esistenzialismo etc., \u00e8, appunto, quella di avere lentamente traslato la teologia da un piano cristocentrico verso un piano antropocentrico, trasformando la religione in moralit\u00e0 pragmatica, quando non astratta&#8230; traslazione ambigua, altrimenti si dichiarerebbero apertamente, ma presente&#8230; <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"> Certo, possiamo negare questo male radicale e non interessarci del fatto che Cristo, solamente ci offre una mano per uscirne (cfr. Atti 4, 28-30), ma allora perch\u00e9 ci si vuol chiamare cristiani? Nulla di &#8220;male&#8221;, vedere il mondo in modo nietzscheano o feurbachiano, se Dio vuole che anche la contraddizione venga espressa. Ma solo una cosa, ripeto: non chiamiamoci cristiani.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"> Per chiudere, riporto questa interessante riflessione del teologo O.H. Pesch: &#8220;La nostra impostazione deve escludere che l&#8217;antropologia che si elabora vada poi qualificata, in senso peggiorativo, come &#8216;antropocentrica&#8217;, che non consente dunque di mantenere aperto lo sguardo per il Dio <em>sempre<\/em> <em>pi\u00f9<\/em> <em>grande. <\/em>E Dio \u00e8 ben pi\u00f9 del <em>partner<\/em> trascendente dell&#8217;essere umano, la sua opera \u00e8 ben pi\u00f9 della creazione e salvazione. La teologia dovr\u00e0 sempre combattere una &#8216;riduzione antropologica&#8217; di questo tipo, che limita l&#8217;interesse teologico esclusivamente per una salvezza dell&#8217;uomo intesa possibilmente in termini individualistici, stigmatizzando il resto come &#8216;speculazione&#8217; indebita. Difender\u00e0 invece le elaborazioni (apparentemente) niente affatto antropologiche della tradizione preluterana, e le sue varianti moderne, ma anche i timidi tentativi di una teologia della &#8216;con-creatura&#8217;, un riflettere teologico che non dovr\u00e0 degenerare in &#8216;teologia ecologica&#8217;. Del resto anche colui che passa per l&#8217;ideatore di questa riduzione di tipo antropologico \u2014 Martin Lutero [<em>ndr.<\/em> antropologico, non antropocentrico] \u2014 tutto sommato intendeva la <em>divinit\u00e0<\/em> <em>di<\/em> <em>Dio<\/em> come il senso della <em>dottrina<\/em> <em>della giustificazione.<\/em> Appellandoci alla <em>comune<\/em> tradizione cattolica e riformata \u2014 per non parlare di quella ortodossa \u2014 dobbiamo rimettere al centro l&#8217;antropologia teologica e mantenerla libera da un antropocentrismo egoistico per il quale la divinit\u00e0 di Dio e la sua creazione altro non sarebbero che note marginali, o tutt&#8217;al pi\u00f9 il tema per una riflessione meta-teologica. [Vedi a questo proposito le relazioni di lavoro c le bibliografie che la &#8220;\u00d6kumenische und interdisziplin\u00e4re Studiengruppe &#8216;Ethik der Sch\u00f6pfung&#8217; pubblica regolarmente sotto la direzione di G.M. Teutsch (Padagogische Hochschule Karlsruhe, Archiv f\u00fcr Hodegetische Forschung); inoltre JENSEN, <em>Unter<\/em> <em>dem<\/em> <em>Zwang<\/em> <em>des<\/em> <em>Wachstums<\/em> spec. 45-48; KROLZIK, <em>Umweltkrise,<\/em> T. KOCH, <em>Der<\/em> <em>Leib<\/em> <em>und<\/em> <em>die<\/em> <em>Natur<\/em>]&#8221;. Vedi PESCH O.H., <em>Liberi per grazia<\/em>, Queriniana, Brescia, 1988, p. 24.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giorgio Ruffa Ovvero, il cristianesimo pelagiano. Sebbene il Pelagianesimo sia stato condannato nel 529 dal sinodo d&#8217;Orange, esso sopravvive sino ai nostri giorni camuffato nelle pi\u00f9 disparate correnti filosofiche, per non parlare del mondo cristiano in tutte le sue espressioni confessionali. L&#8217;aspetto filosofico sarebbe interessante da studiare nel suo cammino, ma questo esula dai fini di questo articolo. 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