{"id":338,"date":"2009-05-10T22:19:59","date_gmt":"2009-05-10T20:19:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ewp.netsons.org\/ewp\/?p=338"},"modified":"2025-04-22T10:15:50","modified_gmt":"2025-04-22T08:15:50","slug":"unita-non-vuol-dire-uniformita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.luthergrewp.it\/ewp\/archives\/338","title":{"rendered":"Unit\u00e0 non vuol dire uniformit\u00e0"},"content":{"rendered":"<h3>INTERVISTA A PAOLO RICCA<\/h3>\n<h3>Paolo maestro di &#8220;ecumenismo\u201d<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>a cura di Luca Baratto<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Roma, 6 maggio 2009 (NEV) &#8211; <em>Si svolger\u00e0 a Siracusa il 7 e l&#8217;8 maggio il IV Convegno ecumenico italiano. Organizzato dalla Commissione per l\u2019ecumenismo e il dialogo della CEI, dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e dalla Sacra Arcidiocesi ortodossa d&#8217;Italia ha per titolo \u201cGuai a me se non annuncio il Vangelo. Cattolici, ortodossi ed evangelici davanti a Paolo\u201d. I lavori saranno aperti da mons. Vincenzo Paglia, presidente della Commissione ecumenismo e dialogo della CEI, da Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e da mons. Siluan, vescovo per l\u2019Italia della Chiesa ortodossa di Romania. Sono previsti gruppi di lavoro in cui si discuter\u00e0 di immigrazione, diritti umani, ambiente e povert\u00e0. Il convegno prevede anche una visita ai luoghi della memoria paolina a Siracusa e una preghiera ecumenica nella cattedrale della citt\u00e0. In conclusione lo spettacolo teatrale &#8220;L&#8217;uomo di Tarso&#8221;, di Jobel Teatro. Le relazioni saranno a cura del teologo valdese Paolo Ricca, di mons. Mariano Crociata e dell&#8217;archimandrita padre Evangelos Yfantidis. Abbiamo intervistato il professor Paolo Ricca.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Da quanto emerge nei suoi scritti neotestamentari l\u2019apostolo Paolo si \u00e8 sempre speso per l\u2019unit\u00e0 della chiesa di Cristo. Paolo e l\u2019ecumenismo: un accostamento felice?<\/strong><\/em><br \/>\nL\u2019accostamento \u00e8 senz\u2019altro felice, anzi \u00e8 dovuto. Paolo infatti non \u00e8 stato solo il pi\u00f9 grande apostolo, il pi\u00f9 grande teologo e il pi\u00f9 grande missionario della Chiesa antica (e forse di tutti i tempi), \u00e8 stato anche il pi\u00f9 ecumenico di tutti gli apostoli. Possiamo anzi dire che Paolo ha posto le basi di quella che nella storia della Chiesa \u00e8 stata l\u2019idea ecumenica e dello stesso movimento ecumenico moderno. I passi biblici fondamentali che lo hanno generato e continuano a ispirarlo sono quasi tutti tratti dalle lettere di Paolo (tranne Ezechiele 37 e Giovanni 17). Certo, si pu\u00f2 porre la domanda: Ma non \u00e8 anacronistico parlare di \u201cecumenismo\u201d nel tempo apostolico? Non si rischia di proiettare nel 1\u00b0 secolo temi e problemi del nostro tempo, che allora non c\u2019erano? No, questo rischio non c\u2019\u00e8. Proprio il secolo apostolico ha vissuto tutta una serie di problemi che non possiamo qualificare altrimenti che \u201cecumenici\u201d. Paolo li ha affrontati, e le sue proposte sono di valore permanente e di attualit\u00e0 assoluta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>La situazione del cristianesimo contemporaneo \u00e8 senz\u2019altro diversa da quella dell\u2019epoca di Paolo. In che cosa l\u2019apostolo pu\u00f2 ancora esserci maestro per quel che riguarda la ricerca dell\u2019unit\u00e0 tra cristiani?<\/strong><\/em><br \/>\nA solo titolo di esempio, indico tre questioni ecumeniche aperte sulle quali Paolo pu\u00f2 esserci maestro. 1) I rapporti tra Chiesa e Israele. \u00c8 oggi ancora, come nel 1\u00b0 secolo, il vero problema ecumenico, anche se le Chiese stentano a rendersene conto. Paolo lo affronta in tre capitoli fondamentali della lettera ai Romani (9,10,11), nei quali d\u00e0 delle indicazioni precise che la Chiesa ha sostanzialmente ignorato fino ai nostri giorni. Il divorzio tra Chiesa e Israele, consumatosi nel 2\u00b0 secolo, \u00e8 stato fatale sia per la Chiesa, sia per la Sinagoga. Si tratta oggi, almeno per la Chiesa, di ripartire da Paolo e cominciare a fare, con duemila anni di ritardo, quello che egli dice in Romani 9,10,11. 2) L\u2019affermazione di Galati 3,28 (\u201cIn Cristo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 n\u00e9 maschio n\u00e9 femmina, ecc.\u201d) pone il problema ecumenico cruciale, oggi come allora, del rapporto tra l\u2019unit\u00e0 della Chiesa e l\u2019unit\u00e0 dell\u2019umanit\u00e0. La prima \u00e8 in funzione della seconda. In fondo quel che sta pi\u00f9 a cuore a Dio non \u00e8 l\u2019unit\u00e0 della Chiesa, ma l\u2019unit\u00e0 della famiglia umana. Oggi il nesso tra queste due unit\u00e0 \u00e8 troppo poco sottolineato. Paolo pu\u00f2 insegnarci a riprenderne piena coscienza. 3) Nelle Chiese da lui fondate, Paolo a un certo punto ha indetto una colletta a favore dei \u201csanti di Gerusalemme\u201d, cio\u00e8 dei cristiani di quella citt\u00e0. Il prof. Oscar Cullmann la defin\u00ec \u201ccolletta ecumenica\u201d. Perch\u00e9? Perch\u00e9 tra le Chiese fondate da Paolo e la \u201cChiesa-madre\u201d di Gerusalemme c\u2019erano notevoli divergenze teologiche su questioni tutt\u2019altro che secondarie, come ad esempio questa: i pagani convertiti al cristianesimo devono essere circoncisi, come sosteneva Gerusalemme, oppure no, come sosteneva Paolo? Con la colletta Paolo voleva affermare che divergenze teologiche anche serie non dovevano impedire la comunione fraterna: si pu\u00f2 essere uniti pur essendo diversi, se uniti nella fede nell\u2019unico Signore Ges\u00f9. Unit\u00e0 non vuol dire uniformit\u00e0. Anche questo \u00e8 un insegnamento attualissimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong><br \/>\nPaolo viveva in un mondo cosmopolita contraddistinto dalla pluralit\u00e0 di fedi, religioni e filosofie. Cosa penserebbe della fatica dei cristiani di oggi ad affrontare le societ\u00e0 multiculturali che caratterizzano la nostra epoca?<br \/>\n<\/strong><\/em> Paolo stesso era un prodotto, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, dell\u2019incontro tra due culture, quella ebraica e quella ellenistica. Pur essendo ebreo e cittadino romano, non scrive n\u00e9 in ebraico n\u00e9 in latino, ma in greco. Egli confessa di essersi adattato \u201ca tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni\u201d (I Corinzi 9,22). L\u2019impero romano, in fondo, era ecumenico, accogliente e tollerante, purch\u00e9 non si mettesse in discussione il primato di Roma e il culto dell\u2019imperatore. Credo che ai cristiani di oggi che fanno fatica ad affrontare le societ\u00e0 multiculturali, Paolo direbbe: La multiculturalit\u00e0 \u00e8 positiva e quindi va affrontata con fiducia e libert\u00e0 interiore, a una condizione: che si abbia chiaro il centro di tutto, che \u00e8 Cristo Ges\u00f9, e ci si tenga saldamente ancorati a lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Il protestantesimo ha da sempre un rapporto particolarmente stretto con l\u2019apostolo. Si pu\u00f2 dire che \u00e8 dalla riflessione sui suoi scritti, a partire dalla giustificazione per fede, che nasce la Riforma protestante?<br \/>\n<\/strong><\/em> S\u00ec, il protestantesimo \u00e8 stato un revival di paolinismo nell\u2019esperienza di fede e nella teologia di una parte della cristianit\u00e0 del Cinquecento e dei secoli successivi. Anche Agostino si era convertito leggendo Paolo e precisamente Romani 13,13-14, come racconta nelle Confessioni (VIII,12). Lutero invece si \u00e8 convertito meditando a lungo e a fondo su Romani 1,17 e in particolare sull\u2019espressione \u201cgiustizia di Dio\u201d, che all\u2019inizio Lutero odiava perch\u00e9 la intendeva in senso distributivo, di un Dio cio\u00e8 che premia i buoni e punisce i cattivi, e poi divenne per lui \u201cdolcissima\u201d e addirittura \u201cla porta del paradiso\u201d quando cap\u00ec che la giustizia di Dio non \u00e8 quella che egli chiede al peccatore, ma quella che egli gli d\u00e0, giustificandolo in Cristo. Anche nel Novecento il protestantesimo \u00e8 stato energicamente richiamato al pensiero di Paolo attraverso il commento di Karl Barth alla lettera ai Romani. E l\u2019\u201danno paolino\u201d indetto quest\u2019anno dalla Chiesa cattolica \u00e8 stato per molti un\u2019occasione per riprendere contatto con questo apostolo che, bench\u00e9 chiami se stesso \u201cil minimo degli apostoli\u201d (I Corinzi 15,9) e bench\u00e9 non abbia conosciuto il Ges\u00f9 storico, \u00e8 stato senza dubbio il suo discepolo pi\u00f9 fedele e il suo interprete pi\u00f9 congeniale.<\/p>\n<p><!-- fine tabella articolo --><\/p>\n<div id=\"bottom2\">\n<p>Per informazioni:<br \/>\nAgenzia NEV &#8211; Notizie Evangeliche<br \/>\nFederazione delle chiese evangeliche in Italia<br \/>\ntel. 06\/48.25.120<br \/>\nfax 06\/48.28.728<br \/>\ne-mail: <a href=\"http:\/\/www.fedevangelica.it\/scrivici.php?dest=nev\">Agenzia Stampa NEV<\/a><\/div><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>INTERVISTA A PAOLO RICCA Paolo maestro di &#8220;ecumenismo\u201d a cura di Luca Baratto Roma, 6 maggio 2009 (NEV) &#8211; Si svolger\u00e0 a Siracusa il 7 e l&#8217;8 maggio il IV Convegno ecumenico italiano. 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