{"id":519,"date":"1999-11-13T20:37:06","date_gmt":"1999-11-13T18:37:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ewp.netsons.org\/ewp\/?p=519"},"modified":"2009-11-13T20:42:17","modified_gmt":"2009-11-13T18:42:17","slug":"la-fede-un-paradosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.luthergrewp.it\/ewp\/archives\/519","title":{"rendered":"La fede, un paradosso?"},"content":{"rendered":"<p>di Giorgio Ruffa<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, verso l\u2019ora nona, Ges\u00f9 grid\u00f2 a gran voce: \u00abEl\u00ec, El\u00ec, lam\u00e0 sabact\u00e0ni?\u00bb, cio\u00e8: \u00abDio mio, Dio mio, perch\u00e9 mi hai abbandonato?\u00bb (Mt 27,46). Le ultime parole di Cristo sulla croce rappresentano l\u2019esperienza peggiore che l\u2019uomo possa concepire: l\u2019assenza di Dio, anche se solo apparente. L\u2019enormit\u00e0 di tale abbandono \u00e8 ingigantita dalla figura del Cristo. Ma queste parole, che appartengono al Salmo 22, sottolineano con forza anche il legame di fede espresso dall&#8217;intercalare &#8220;Dio mio&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Da notare che le versioni degli evangelisti non concordano pienamente: solo Matteo e Marco (15,34) riportano questo grido angosciato, Luca riporta il pi\u00f9 fiducioso \u00abPadre , nelle tue mani rimetto lo spirito mio\u00bb (23,46), mentre Giovanni, per sottolineare la veridicit\u00e0 delle profezie messianiche, chiude con \u00abTutto \u00e8 compiuto\u00bb (19,30). Gli evangelisti concordano nell\u2019attribuire alla folla l\u2019incredulit\u00e0: \u00absalvi se stesso\u00bb, \u00abscenda ora gi\u00f9 dalla croce, e noi crederemo in lui\u00bb, \u00abil popolo ed i magistrati si beffavano di lui\u00bb, sono le frasi ricorrenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riassumendo, in questo quadro tragico abbiamo una lotta tra fede e ragione: la fede di Cristo, addirittura in una situazione d\u2019abbandono, e l\u2019incredulit\u00e0 della ragione da parte degli astanti. Nel celebre quadro di Hieronimus Bosch <a href=\"..\/..\/evanweb\/calvario.jpg\">\u00abIl Cristo portacroce\u00bb <\/a> l\u2019unica immagine serena, quasi trascendente il quadro, \u00e8 quella di Ges\u00f9, l\u2019umanit\u00e0 che lo circonda \u00e8 deforme, grottesca (alla maniera di Bosch) ad immagine del peccato. La fede quindi trascende il sensibile, \u00e8 un deciso passaggio dalle certezze, effimere, del mondo sensibile al baratro oscuro della divinit\u00e0 dove tutto dipende da Dio e non da noi. Cosa quindi inconcepibile dalla ragione. Quindi chi scherniva Cristo sul calvario apparteneva al \u00abmondo\u00bb e soprattutto al peccato, solo chi aveva avuto il dono dello Spirito comprendeva quale evento stava compiendosi. Kierkegaard usa la parola \u201cscandalo\u201d per definire l\u2019incomprensione della ragione dinanzi al Golgota.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fede, forse, \u00e8 tra i doni di Dio il pi\u00f9 difficile da comprendere. La fede non \u00e8 quantificabile: gli apostoli dissero al Signore: \u00abAumenta la nostra fede!\u00bb. Il Signore rispose: \u00abSe aveste fede quanto un granellino di senape, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe. (Luca 17, 5-6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fede \u00e8 atto di <em>volont\u00e0<\/em>, mentre il dubbio che l\u2019<em>intelletto<\/em> pone si basa sull\u2019esperienza razionale sensibile. Ora siamo di fronte ad un classico problema filosofico: chi ha la precedenza? L\u2019intelletto o la volont\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Volont\u00e0 \u00e8 definita da Aristotele come \u00abappetizione che muove in conformit\u00e0 a ci\u00f2 che \u00e8 razionale\u00bb (<em>De An<\/em>., III, 10, 433a 23). La volont\u00e0 come appetito razionale rimane il concetto fisso anche nella Scolastica. E tale rimarr\u00e0 anche se letto da angolature diverse nel criticismo e nell\u2019idealismo. Ma che cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 irrazionale della fede? Come pu\u00f2 la volont\u00e0 essere mossa da un che d\u2019irrazionale? Seguendo Lutero la spiegazione diviene relativamente semplice: la volont\u00e0 in stato di peccato diviene \u00ab<em>noluntas<\/em>\u00bb e l\u2019intelletto si piega su di s\u00e9, \u00ab<em>curvitas<\/em>\u00bb, a contemplare il sensibile. In questo stato nessun atto della volont\u00e0 pu\u00f2 volgersi a Dio. In questo circolo vizioso non c\u2019\u00e8 alcuna via d\u2019uscita che l\u2019uomo possa aprire, \u00e8 necessario un aiuto esterno: la gratuita \u00ab<em>grazia<\/em>\u00bb divina esplicata dalla fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lotta tra fede e ragione non \u00e8 contraddittoria, ossia non lede il PDNC (principio di non contraddizione) in quanto i termini non afferiscono al medesimo rispetto, ma \u00e8 un antagonismo tra due forze diverse in opposizione reciproca. Il traguardo quindi, nella vita pratica ossia terrena, \u00e8 rappresentato dall\u2019equilibrio di queste forze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La celebre frase \u201cIl giusto vivr\u00e0 di sola fede\u201d pu\u00f2 essere parafrasata come \u201cIl giustificato vive di sola fede\u201d. In quanto la fede \u00e8 l\u2019anello matrimoniale (immagine di Lutero) che lo lega a Cristo. Non \u00e8 perch\u00e9 noi crediamo ad una dottrina (nostro merito) che ci rende giusti, ma \u00e8 perch\u00e9 siamo stati resi giusti dal sacrificio di Cristo che noi abbiamo fede, altrimenti la volont\u00e0 non avrebbe potuto smuoversi. Quindi tutto \u00e8 proveniente da Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ragione tanto bistrattata da Lutero non \u00e8 altro che il legame con un mondo terreno lontano da Dio; l\u2019uomo ha abbandonato Dio e non viceversa. La fede trascende il sensibile in modo radicale: bisogna nascere di nuovo, bisogna annichilire se stessi, in senso relativo, ma la forza e la capacit\u00e0 per compiere questo difficilissimo passo, come si \u00e8 detto, non \u00e8 assolutamente in noi. Quando l\u2019intelletto sar\u00e0 specchio, classica parafrasi tratta da 1Co13,12, di quello divino allora la volont\u00e0 potr\u00e0 muoversi, veramente libera, nella rettitudine e nella fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma possiamo sempre parlare di una fede salda e radicata in Cristo? Infatti qualcuno potr\u00e0 obiettare: nessuno possiede una simile fede. In effetti l\u2019uomo \u00e8 tormentato dal paradosso paolino di voler compiere il bene, ma, nella pratica, agire male (Romani 7) vivendo quindi un paradosso esistenziale. La stessa cosa avviene nella fede, ma come l\u2019uomo giustificato \u00e8 \u00ab<em>simul iustus et peccator<\/em>\u00bb \u00e8 anche in bilico tra fede e dubbio. Questa condizione esistenziale fa parte della nostra natura ancora peccaminosa: la fede pur oscillando rimane salvaguardata dal sacrificio di Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 importante quanta fede abbiamo, ma \u00e8 importante come Dio ci considera. Quindi la fiducia nel suo atto liberatorio non pu\u00f2 essere eliminata. Nessuno pu\u00f2 considerarsi perfetto, Paolo lo sa bene quando dice: \u00abNon per\u00f2 che io abbia gi\u00e0 conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perch\u00e9 anch&#8217;io sono stato conquistato da Ges\u00f9 Cristo. [13]Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro\u00bb (Fil 3, 12-14). Ed affidarsi alla fede in un certo senso \u00e8 proprio questo: abbandono del passato e affidarsi al mistero, il futuro \u00e8 sconosciuto agli uomini, divino, appunto il \u00absalto della fede\u00bb di Kierkegaardiana definizione. Concetto che Lutero aveva magnificamente anticipato in un sermone datato 30 novembre 1516: \u00abLa fede unisce l\u2019anima all\u2019invisibile, l\u2019indicibile, l\u2019eterna ed inimmaginabile parola di Dio, e al tempo stesso la separa da tutto ci\u00f2 che \u00e8 visibile e tangibile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere, mi sia concessa una piccola parentesi accademica. Un filosofo veneziano, contemporaneo, vede nella fede proprio un assurdo, in quanto non stabile e basata sull\u2019annichilimento, in quanto la volont\u00e0 volendo salvare se stessa si trasforma in volont\u00e0 di potenza che ha come fine la trasformazione del mondo in altro da s\u00e9, ma seguendo Mat. 10,39 chi vuole realizzare il proprio fine rinuncia alla propria essenza assoluta, che, detto in altre parole, indica una posizione nichilista (mi rendo conto di ridurre drasticamente delle argomentazioni molto pi\u00f9 ben sottilmente formulate, ma qui sto solo facendo un esempio). Ma l\u2019Essere, in senso ontologico, non \u00e8 messo in discussione esso permane sempre. Lo sfondo possiamo chiamarlo Dio e la necessit\u00e0 dell\u2019apparire pu\u00f2 essere rapportata alla sua volont\u00e0, che non pu\u00f2 essere discussa. Dio vuole che le cose siano, e non che non siano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Essere \u00e8 salvaguardato in Dio, e tutto ci\u00f2 che da lui proviene \u00e8 sempre emanazione dell\u2019Essere. In termini scolastici Essere ed Esistenza coincidono in Dio. Il nulla, anche se non pensabile, pu\u00f2 essere, con Platone (<em>Sofista<\/em>), considerato relativo. Per esempio: \u201cquesta scatola \u00e8 verde e non rossa\u201d non rende nullo il colore rosso che potr\u00e0 afferire ad altro oggetto. Il PDNC (principio di non contraddizione) vale in senso assoluto per Dio, in quanto la sua contestuale contraddizione annichilirebbe l\u2019Essere, mentre ci\u00f2 che procede dall\u2019Essere supremo pu\u00f2 affrontare una contraddittoriet\u00e0 relativa. Rimane il problema della creazione <em>ex nihlo<\/em>, ma questo nulla non potrebbe essere relativo? Sappiamo che la materia non \u00e8 altro che energia, ci\u00f2 che ci appare, ai sensi, solido non \u00e8 altro che un amalgama di forze. Ma a noi \u00e8 del tutto sconosciuta l\u2019essenza divina Dio, possiamo solo ragionare per analogie. Il mistero non pu\u00f2 dirsi risolto n\u00e9 dagli scienziati, n\u00e9 dai teologi e n\u00e9 dai filosofi.<em> <\/em>La fede abbandona questo mondo e quindi non ha altro oggetto che Dio, tali argomentazioni, quelle terrene, non possono aiutare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto si tratta di scegliere, se Dio ce lo permette. Certamente il mondo che ci offre Dio \u00e8 molto pi\u00f9 attivo e ricco di speranza e di \u00abgioia\u00bb di un mondo parmenideo imperniato su di una sorta di destino greco, poich\u00e9 paralizzato da un limite saldissimo: il PDNC. Ma possiamo noi, con la nostra ragione imperfetta, limitare Dio? Questo rischiamo di farlo ogni qualvolta presentiamo un nostro merito, infatti \u00ab[&#8230;]ogni nostro merito \u00e8 in noi solo l\u2019effetto della stessa grazia. Quando Dio premia i nostri meriti non fa che premiare i suoi benefici\u00bb (Agostino, <em>Lettere<\/em> 194, 5, 19). Certo, la visione protestante nega il libero arbitrio, ma lo fa in relazione ad una ben determinata soteriologia (dottrina di salvezza). Ma credo che il filosofo a cui mi riferisco non sia contro Dio in s\u00e9, ma contro certe rappresentazioni dogmatiche di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque non preoccupiamoci pi\u00f9 di tanto di queste dispute terrene e pensiamo alle cose pi\u00f9 importanti: \u00abCamminate dunque nel Signore Ges\u00f9 Cristo, come l&#8217;avete ricevuto, ben radicati e fondati in lui, saldi nella fede come vi \u00e8 stato insegnato, abbondando nell&#8217;azione di grazie. Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. E&#8217; in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinit\u00e0, e voi avete in lui parte alla sua pienezza, di lui cio\u00e8 che \u00e8 il capo di ogni Principato e di ogni Potest\u00e0.\u00bb <em>Colossesi 2, 6-10<\/em><\/p>\n<p>Bene, per ora mi fermo qui. Indico come al solito una piccola bibliografia per chi voglia approfondire l\u2019argomento.<\/p>\n<table border=\"2\" cellpadding=\"5\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>ATKINSON James,<em> Lutero: la parola scatenata<\/em>, Torino, Claudiana, 1992 (2 Ed.), (\u00abRitratti Storici\u00bb).<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>McGRATH E. Alister, <em>Il pensiero della Riforma<\/em>, Torino, Claudiana, 1995 (2 Ed. riveduta ed ampliata), (\u00abPiccola biblioteca teologica\u00bb, 24).<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>McGRATH E. Alister, <em>Le radici della spiritualit\u00e0 protestante<\/em>, Torino, Claudiana,1997, (\u00abPiccola biblioteca teologica\u00bb, 42).<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>LUTERO M., <em>La lettera ai Romani<\/em>, a cura di Franco Buzzi, Milano, Edizioni Paoline, 1991, (\u00abI Classici del pensiero cristiano\u00bb, n. 7).<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<hr \/>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giorgio Ruffa E, verso l\u2019ora nona, Ges\u00f9 grid\u00f2 a gran voce: \u00abEl\u00ec, El\u00ec, lam\u00e0 sabact\u00e0ni?\u00bb, cio\u00e8: \u00abDio mio, Dio mio, perch\u00e9 mi hai abbandonato?\u00bb (Mt 27,46). Le ultime parole di Cristo sulla croce rappresentano l\u2019esperienza peggiore che l\u2019uomo possa concepire: l\u2019assenza di Dio, anche se solo apparente. L\u2019enormit\u00e0 di tale abbandono \u00e8 ingigantita dalla figura del Cristo. 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