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La chiarezza di Agostino…

Posted by on 5 aprile 2016

A volte, di fronte a parole tanto chiare, mi sono chiesto come siano possibili così tante dispute…


Sant'AgostinoPL40, Ench., 9. 30. Questa parte del genere umano, a cui Dio promette la liberazione e il regno eterno, può forse riabilitarsi in virtú dei meriti delle sue proprie opere? È impensabile! Quali opere di bene può compiere chi si è perduto, se non nella misura in cui sarà stato liberato dalla sua perdizione? Potrà farlo grazie al libero arbitrio della volontà ? Anche questo è impensabile: abusando infatti del libero arbitrio, l’uomo si perde e lo perde. Come infatti chi si uccide, può farlo indubbiamente in quanto vive, mentre non vive in quanto si uccide e, una volta uccisosi, non potrà risuscitare se stesso, allo stesso modo, peccando grazie al libero arbitrio, si è perduto il libero arbitrio per il trionfo del peccato. Uno è schiavo di ciò che l’ha sottomesso (Cfr. 2Pt 2:19).

9. 31. E perché gli uomini non si attribuissero nemmeno questa fede, al punto da non comprendere che è un dono divino, il medesimo Apostolo, che pure sostiene in un altro punto d’aver ottenuto misericordia per la sua fede (Cfr. 1Co 7:25), ha aggiunto anche queste parole: E ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né dalle opere, perché nessuno possa vantarsene (Cfr. Ef 2:8-9). Perché poi non si pensasse che i fedeli potessero rimanere senza opere buone, ha soggiunto ulteriormente: Siamo sua immagine, creati in Cristo Gesú per le opere buone che Dio ha predisposto perché in esse progredissimo (Cfr. Ef 2:10). Siamo dunque resi veramente liberi, nella misura in cui Dio ci plasma, cioè ci forma e ci crea, non per essere uomini, ciò che già fece, ma uomini buoni; ciò che ora fa la sua grazia, per essere nuova creatura in Cristo Gesú (Cfr. 2Co 5:17), secondo quanto è stato detto: Crea in me, o Dio, un cuore puro (Cfr. Sal 51:10). E non è che il suo cuore, il cuore dell’uomo in senso naturale, Dio non l’avesse già creato.

9. 30. Verum haec pars generis humani cui liberationem Deus regnumque promittit aeternum, numquid meritis operum suorum reparari potest? Absit! Quid enim boni operari potest perditus, nisi quantum fuerit a perditione liberatus? Numquid libero voluntatis arbitrio? Et hoc absit. Nam libero arbitrio male utens homo et se perdidit et ipsum. Sicut enim qui se occidit utique vivendo se occidit, sed se occidendo non vivit nec se ipsum poterit resuscitare cum occiderit, ita cum libero peccaretur arbitrio victore peccato amissum est et liberum arbitrium. A quo enim quis devictus est, huic et servus addictus est.

9. 31. Et ne ipsam sibi saltem fidem sic arrogarent ut non intellegerent divinitus esse donatam, sicut idem Apostolus alio loco dicit se ut fidelis esset misericordiam consecutum, hic quoque adiunxit atque ait: Et hoc non ex vobis sed Dei donum est non ex operibus ne forte quis extollatur. Et ne putarentur fidelibus bona opera defutura, rursus adiecit: Ipsius enim sumus figmentum creati in Christo Iesu in operibus bonis quae praeparavit Deus ut in illis ambulemus. Tunc ergo efficimur vere liberi cum Deus nos fingit, id est format et creat, non ut homines, quod iam fecit, sed ut boni homines simus: quod nunc gratia sua facit, ut simus in Christo Iesu nova creatura, secundum quod dictum est: Cor mundum crea in me Deus. Neque enim cor eius, quantum pertinet ad naturam cordis humani, non iam creaverat Deus.

[Aurelii Augustini, PL 40, Enchiridion de Fide, Spe et Charitate (Manuale sulla Fede, Speranza e Carità)]


L’opera completa è disponibile in originale latino ed in traduzione italiana.


 

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