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Dichiarazione congiunta 31 Ottobre 1999

Sulla dottrina della giustificazione

Presento, qui di seguito il testo integrale dell’accordo, firmato ad Augusta, tra la Federazione Mondiale Luterana (LWF) ed il Vaticano sulla dottrina della giustificazione per fede, il 31 Ottobre 1999. Non introduco alcun commento, affinché ciascuno sia libero di fare le proprie riflessioni: permettetemi solo un’osservazione. Importantissimi i punti 23 e 24… ma sono, in realtà, un bel caso di “oppositum in adiecto”. Personalmente seguo il punto 23, ma non vedo, scusate la mia ignoranza, in che modo possa relazionarsi “ecumenicamente” al punto 24… salti mortali a parte. Nella teologia cattolica c’è sempre una parolina che fa problema: cooperazione. C’è da dire. in ogni caso, che in queste argomentazioni teologiche si è sempre al limite della sottigliezza, del sofisma.

Accettiamo, comunque, questi tentativi fatti per amore di ecumenismo, ma teniamo sempre a mente questo passo: «Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. 9 Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; 10 infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo» (Efesini 2:8-10).


Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione

INDICE

  • Preambolo
  • 1. Messaggio biblico della giustificazione
  • 2. La dottrina della giustificazione come problema ecumenico
  • 3. La comune comprensione della giustificazione
  • 4. La spiegazione della comune comprensione della giustificazione
    • 4.1. Impotenza e peccato dell’uomo di fronte alla giustificazione
    • 4.2. Giustificazione come perdono dei peccati e azione che rende giusti
    • 4.3. Giustificazione mediante la fede e per grazia
    • 4.4. L’essere peccatore del giustificato
    • 4.5. Legge ed evangelo
    • 4.6. Certezza della salvezza
    • 4.7. Le opere buone del giustificato
  • 5. Il significato e la portata del consenso raggiunto

PREAMBOLO

1. La dottrina della giustificazione ha avuto un’importanza fondamentale per la Riforma luterana del XVI secolo. Essa l’ha considerata l'”articolo primo e fondamentale” [1] e, al tempo stesso, la dottrina che “governa e giudica tutti gli altri aspetti della dottrina cristiana” [2]. Essa è stata particolarmente sostenuta e difesa, nella sua accezione riformata e nel suo valore particolare a fronte della teologia e della Chiesa cattolica romana del tempo, le quali sostenevano e difendevano da parte loro una giustificazione dagli accenti diversi. Dal punto di vista riformato, la giustificazione era il fulcro attorno al quale si cristallizzavano tutte le polemiche. Gli scritti confessionali luterani [3] e il Concilio di Trento della Chiesa cattolica emisero condanne dottrinali che sono valide ancora oggi e che sono causa di separazione tra le Chiese.

2. Per la tradizione luterana, la giustificazione ha conservato tale particolare valore. Per questo motivo essa ha assunto fin dall’inizio un posto importante anche nel dialogo ufficiale luterano-cattolico.

3. Si rimanda, in primo luogo, ai rapporti Il Vangelo e la Chiesa (1972) [4] e Chiesa e giustificazione (1994) [5] della Commissione mista internazionale cattolica-luterana, al rapporto Giustificazione per fede (1983) [6] della Commissione cattolica-luterana negli Stati Uniti e allo studio Lehrverurteilungen – kirchentrennend? (Le condanne dottrinali dividono ancora le Chiese?) (1986) [7] del Gruppo di Lavoro ecumenico composto da teologi protestanti e cattolici in Germania. Alcuni di questi documenti di dialogo sono stati oggetto di una ricezione ufficiale. Esempio importante, a questo riguardo, è la ricezione delle conclusioni dello studio sulle condanne dottrinali del XVI secolo. La Chiesa evangelica luterana unita della Germania, assieme ad altre Chiese protestanti tedesche, ha redatto una presa di posizione su tale documento alla quale è stato conferito il massimo riconoscimento ecclesiale (1994) [8].

4. Nella discussione sulla giustificazione tutti i documenti di dialogo citati e le prese di posizione ad essi relative mostrano in alto grado un orientamento comune e un giudizio comune. È giunto quindi il momento di tracciare un bilancio e di riassumere i risultati dei dialoghi sulla giustificazione per informare con la necessaria precisione e concisione le nostre Chiese e permettere loro di esprimersi in modo vincolante sull’argomento.

5. La presente Dichiarazione congiunta ha precisamente tale scopo. Essa vuole mostrare che, sulla base di questo dialogo, le Chiese luterane e la Chiesa cattolica [9] che lo sottoscrivono sono ormai in grado di enunciare una comprensione comune della nostra giustificazione operata dalla grazia di Dio per mezzo della fede in Cristo. Questa Dichiarazione non contiene tutto ciò che si insegna in ciascuna Chiesa sulla giustificazione; tuttavia essa esprime un consenso su verità fondamentali della dottrina della giustificazione, mostrando come elaborazioni che permangono diverse non sono più suscettibili di provocare condanne dottrinali.

6. La nostra dichiarazione non è una presentazione nuova e autonoma che si aggiunge ai rapporti di dialogo e ai documenti precedenti, né intende sostituirsi ad essi. Come dimostra l’appendice sulle fonti, la presente Dichiarazione si riferisce ai testi che l’hanno preceduta e agli argomenti ivi presentati.

7. Proprio come gli stessi dialoghi, anche questa Dichiarazione congiunta si basa sulla convinzione che il superamento delle condanne e delle questioni controverse non equivale a prendere alla leggera separazioni e condanne, né equivale a sconfessare il passato di ciascuna delle nostre Chiese. Essa è tuttavia convinta che affiorino nella storia delle nostre Chiese modi nuovi di valutare e si producano sviluppi, i quali non soltanto possono permettere, ma esigono che si verifichino e vengano esaminate, sotto una nuova angolatura, le questioni che dividono e le condanne.


1. MESSAGGIO BIBLICO DELLA GIUSTIFICAZIONE

8. Il modo che ci è comune di porci all’ascolto della Parola di Dio nella Sacra Scrittura ci ha condotto a tali valutazioni nuove. Ascoltiamo insieme il Vangelo, il quale ci dice che “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16). Nella Sacra Scrittura questa buona novella viene rappresentata in diversi modi. Nell’Antico Testamento ascoltiamo la parola di Dio che ci parla del peccato umano (Sal 51, 1-5; Dn 9, 5s; Qo 8, 9s; Esd 9, 6s), della disobbedienza umana (Gen 3, 1-19; Ne 9, 16s. 26), della giustizia (Is 46, 13; 51, 5-8; 56, 1; [cfr. 53, 11]; Ger 9, 24) e del giudizio di Dio (Qo 12, 14; Sal 9, 5s; 76, 7-9).

9. Nel Nuovo Testamento, in Matteo (5, 10; 6, 33; 21, 32), Giovanni (16, 8-11), nella Lettera agli Ebrei (5, 1-3; 10, 37s) e nella Lettera di Giacomo (2, 14-26) i temi della “giustizia” e della “giustificazione” non sono trattati nello stesso modo [10]. Anche nelle Lettere paoline il dono della salvezza è evocato in diversi modi: fra altro, come “liberazione in vista della libertà” (Gal 5, 1-13; cfr. Rm 6, 7), “riconciliazione con Dio” (2 Cor 5, 18-21; cfr. Rm 5, 11), “pace con Dio” (Rm 5, 1), “nuova creazione” (2 Cor 5, 17), come “vita per Dio in Cristo Gesù” (Rm 6, 11.23) o “santificazione in Cristo Gesù” (cfr. 1 Cor 1, 2; 1, 30; 2 Cor 1, 1). Tra queste descrizioni ha un posto di spicco quella della “giustificazione” del peccatore nella fede per mezzo della grazia di Dio (Rm 3, 23-25), che è stata più specialmente messa in evidenza all’epoca della Riforma.

10. Paolo descrive il Vangelo come forza di Dio per la salvezza dell’uomo in preda al potere del peccato: come messaggio che proclama la “giustizia di Dio che si rivela mediante la fede e in vista della fede” (Rm 1, 17s) e dà la “giustificazione” (Rm 3, 21-31). Egli annuncia Cristo come “nostra giustizia” (cfr. 1 Cor 1, 30), applicando al Signore risorto ciò che Geremia annunciava al riguardo di Dio stesso (Ger 23, 6). Nella morte e risurrezione di Cristo si radicano tutte le dimensioni della sua opera salvifica, poiché egli è il “nostro Signore, il quale è stato messo a morte per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione” (Rm 4, 25). Tutti gli esseri umani hanno bisogno della giustizia di Dio, poiché “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Rm 3, 23; cfr. Rm 1, 18 – 3, 20; 11, 32; Gal 3, 22). Nella Lettera ai Galati (3, 6) e nella Lettera ai Romani (4, 3-9), Paolo comprende la fede di Abramo (Gen 15, 6) come fede in quel Dio che giustifica il peccatore (Rm 4, 5). Egli fa appello alla testimonianza dell’Antico Testamento per affermare con forza il suo Vangelo proclamando che la giustizia è conferita a tutti coloro che, come Abramo, confidano nella promessa di Dio. “Il giusto vivrà per la sua fede” (Ab 2, 4; cfr. Gal 3, 11; Rm 1, 17). Nelle Lettere paoline, la giustizia di Dio è anche forza di Dio per ciascun credente (Rm 1, 16s). In Cristo, egli fa sì che essa diventi nostra giustizia (2 Cor 5, 21). La giustificazione ci è conferita mediante Cristo Gesù, che “Dio ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue” (Rm 3, 25; cfr. 3, 21-28). “Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere” (Ef 2, 8s).

11. La giustificazione è perdono dei peccati (Rm 3, 23-25; At 13, 39; Lc 18, 14), liberazione dal potere di dominio esercitato dal peccato e dalla morte (Rm 5, 12-21) e liberazione dalla maledizione della Legge (Gal 3, 10-14). Essa è già da ora accoglienza nella comunione con Dio, e lo sarà pienamente nel regno di Dio che viene (Rm 5, 1s). La giustificazione unisce a Cristo, alla sua morte e risurrezione (Rm 6, 5). Essa si realizza nel ricevere lo Spirito Santo nel battesimo il quale è incorporazione nell’unico corpo (Rm 8, 1s.9s; 1 Cor 12, 12s). Tutto questo viene unicamente da Dio, a causa di Cristo, per opera della grazia mediante la fede nel “Vangelo del Figlio di Dio” (Rm 1, 1-3).

12. I giustificati vivono della fede che sgorga dalla parola di Cristo (Rm 10, 17) e agisce nell’amore (Gal 5, 6), il quale è frutto dello Spirito (Gal 5, 22s). Poiché i credenti continuano tuttavia a subire le tentazioni di potenze e di concupiscenze esteriori e interiori (Rm 8, 35-39; Gal 5, 16-21) e cadono nel peccato (1 Gv 1, 8.10), essi debbono sempre di più porsi all’ascolto delle promesse di Dio, confessare i loro peccati (1 Gv 1, 9), partecipare al corpo e al sangue di Cristo ed essere esortati a vivere in modo conforme alla volontà di Dio e in modo giusto. Per questo motivo, l’apostolo dice ai giustificati: “Attendete alla vostra salvezza con timore e tremore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni” (Fil 2, 12s). Ma la buona novella permane: “Non c’è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Rm 8, 1) e nei quali Cristo vive (Gal 2, 20). Mediante l’opera di giustizia di Cristo vi sarà per tutti gli uomini “la giustificazione che dà vita” (Rm 5, 18).


2. LA DOTTRINA DELLA GIUSTIFICAZIONE COME PROBLEMA ECUMENICO

13. Le interpretazioni e applicazioni contraddittorie del messaggio biblico della giustificazione sono state nel XVI secolo una causa primaria della divisione della Chiesa d’Occidente, la quale ha anche avuto effetti sulle condanne dottrinali. Una comune comprensione della giustificazione è quindi fondamentale e indispensabile per il superamento della divisione delle Chiese. Facendo sue le intuizioni dei recenti studi biblici e attingendo alle moderne ricerche della storia della teologia e della storia dei dogmi, il dialogo ecumenico, realizzato dal Concilio Vaticano II in poi, ha condotto ad una significativa convergenza a riguardo della dottrina della giustificazione. Essa permette di formulare in questa Dichiarazione congiunta un consenso su verità fondamentali della dottrina della giustificazione secondo il quale le condanne dottrinali del XVI secolo ad essa relative oggi non riguardano più la controparte.


3. LA COMUNE COMPRENSIONE DELLA GIUSTIFICAZIONE

14. Le Chiese luterane e la Chiesa cattolica romana hanno ascoltato insieme la buona novella proclamata dalla Sacra Scrittura, ciò che ha permesso loro, unitamente alle conversazioni teologiche di questi ultimi anni, di pervenire ad una comprensione condivisa della giustificazione. Quest’ultima comporta un consenso su verità fondamentali. Le elaborazioni tra loro diverse riscontrabili nei singoli testi e dichiarazioni sono compatibili con tale consenso.

15. Insieme crediamo che la giustificazione è opera di Dio uno e trino. Il Padre ha inviato il Figlio nel mondo per la salvezza dei peccatori. L’incarnazione, la morte e la resurrezione di Cristo sono il fondamento e il presupposto della giustificazione. Pertanto, la giustificazione significa che Cristo stesso è nostra giustizia, alla quale partecipiamo, secondo la volontà del Padre, per mezzo dello Spirito Santo. Insieme confessiamo che non in base ai nostri meriti, ma soltanto per mezzo della grazia, e nella fede nell’opera salvifica di Cristo, noi siamo accettati da Dio e riceviamo lo Spirito Santo, il quale rinnova i nostri cuori, ci abilita e ci chiama a compiere le buone opere [11].

16. Tutti gli uomini sono chiamati da Dio alla salvezza in Cristo. Soltanto per mezzo di lui noi siamo giustificati dal momento che riceviamo questa salvezza nella fede. La fede stessa è anch’essa dono di Dio per mezzo dello Spirito Santo che agisce, per il tramite della Parola e dei Sacramenti, nella comunità dei credenti, guidandoli verso quel rinnovamento della vita che Dio porta a compimento nella vita eterna.

17. Condividiamo anche la convinzione che il messaggio della giustificazione ci orienta in modo particolare verso il centro stesso della testimonianza che il Nuovo Testamento dà dell’azione salvifica di Dio in Cristo: essa ci dice che noi, in quanto peccatori, dobbiamo la nostra vita nuova soltanto alla misericordia di Dio che perdona e che fa nuove tutte le cose, misericordia che noi possiamo ricevere soltanto come dono nella fede, ma che non possiamo meritare mai e in nessun modo.

18. Pertanto, la dottrina della giustificazione che assume e sviluppa tale messaggio, non è soltanto una singola parte dell’insegnamento di fede cristiano. Essa si pone in una relazione essenziale con tutte le verità della fede che vanno considerate interiormente connesse tra loro. Essa è un criterio irrinunciabile che orienta continuamente a Cristo tutta la dottrina e la prassi della Chiesa. Quando i luterani sottolineano il significato del tutto singolare di questo criterio, essi non negano la connessione e il significato di tutte le verità di fede. Quando i cattolici si sentono vincolati da molteplici criteri, non per questo negano la particolare funzione del messaggio della giustificazione. Luterani e cattolici tendono insieme alla meta di confessare in ogni cosa Cristo, il solo nel quale riporre ogni fiducia, poiché egli è l’unico mediatore (1 Tm 2, 5s) attraverso il quale Dio nello Spirito Santo fa dono di sé e effonde i suoi doni che tutto rinnovano (cfr. Fonti del cap. 3).


4. LA SPIEGAZIONE DELLA COMUNE COMPRENSIONE DELLA GIUSTIFICAZIONE

4.1 Impotenza e peccato dell’uomo di fronte alla giustificazione

19. Insieme confessiamo che, l’uomo dipende interamente per la sua salvezza dalla grazia salvifica di Dio. La libertà che egli possiede nei confronti degli uomini e delle cose del mondo non è una libertà dalla quale possa derivare la sua salvezza. Ciò significa che, in quanto peccatore, egli è soggetto al giudizio di Dio, e dunque incapace da solo di rivolgersi a Dio per la sua salvezza, o di meritarsi davanti a Dio la sua giustificazione, o di raggiungere la salvezza con le sue proprie forze. La giustificazione avviene soltanto per opera della grazia. Dal fatto che cattolici e luterani confessano insieme tutto questo, deriva quanto segue.

20. Quando i cattolici affermano che l’uomo, predisponendosi alla giustificazione e alla sua accettazione, “coopera” con il suo assenso all’azione giustificante di Dio, essi considerano tale personale assenso non come un’azione derivante dalle forze proprie dell’uomo, ma come un effetto della grazia.

21. Secondo la concezione luterana, l’uomo è incapace di cooperare alla propria salvezza, poiché, in quanto peccatore, egli si oppone attivamente a Dio e alla sua azione salvifica. I luterani non negano che l’uomo possa rifiutare l’azione della grazia. Quando essi sottolineano che l’uomo può solo ricevere la giustificazione mere passive, negano con ciò ogni possibilità di un contributo proprio dell’uomo alla sua giustificazione, senza negare tuttavia la sua personale e piena partecipazione nella fede, che è operata dalla stessa parola di Dio (cfr. Fonti del cap. 4.1).

4.2 Giustificazione come perdono dei peccati e azione che rende giusti

22. Insieme confessiamo che Dio perdona per grazia il peccato dell’uomo e che, nel contempo, egli lo libera, durante la sua vita, dal potere assoggettante del peccato, donandogli la vita nuova in Cristo. Quando l’uomo partecipa a Cristo nella fede, Dio non gli imputa il suo peccato e fa agire in lui un amore attivo mediante lo Spirito Santo. Entrambi questi aspetti dell’azione salvifica di Dio non dovrebbero essere scissi. Essi sono connessi nel senso che l’uomo, nella fede, viene unito a Cristo, il quale è, nella sua Persona, la nostra giustizia (Cfr. I Cor 1, 30), proprio come perdono dei peccati e presenza salvifica di Dio. Dal fatto che cattolici e luterani confessano insieme tutto questo, deriva quanto segue.

23. Quando i luterani sottolineano che la giustizia di Cristo è la nostra giustizia, vogliono affermare soprattutto che, con la dichiarazione di perdono, è donata al peccatore la giustizia davanti a Dio in Cristo e che la sua vita è rinnovata soltanto in unione con lui. Quando essi affermano che la grazia di Dio è amore che perdona (“favore di Dio” [12]), non negano il rinnovamento della vita del cristiano, ma vogliono piuttosto affermare che la giustificazione è svincolata dalla cooperazione umana e non dipende neppure dagli effetti di rinnovamento della vita che la grazia ha nell’uomo.

24. Quando i cattolici sottolineano che il credente riceve in dono il rinnovamento del suo essere interiore ricevendo la grazia [13], essi vogliono affermare che la grazia di Dio che reca il perdono è sempre legata al dono di una vita nuova, la quale si esprime nello Spirito Santo, in un amore attivo; con ciò essi non negano tuttavia che il dono divino della grazia nella giustificazione resta indipendente dalla cooperazione umana (cfr. Fonti del cap. 4.2)

4.3 Giustificazione mediante la fede e per grazia

25. Insieme confessiamo che il peccatore viene giustificato mediante la fede nell’azione salvifica di Dio in Cristo: questa salvezza gli viene donata dallo Spirito Santo nel battesimo che è il fondamento di tutta la sua vita cristiana. L’uomo, nella fede giustificante che racchiude in sé la speranza in Dio e l’amore per lui, confida nella sua promessa misericordiosa. Questa fede è attiva nell’amore e per questo motivo il cristiano non può e non deve restare inoperoso. Tuttavia la giustificazione non si fonda né si guadagna con tutto ciò che precede e segue nell’uomo il libero dono della fede.

26. Secondo il modo di comprendere luterano, Dio giustifica il peccatore solo nella fede (sola fide). Nella fede, l’uomo confida totalmente nel suo Creatore e Salvatore ed è così in comunione con lui. Dio stesso fa scaturire la fede suscitando tale fiducia con la sua parola creatrice. Poiché questo agire di Dio è una nuova creazione, essa riguarda tutte le dimensioni della persona e conduce a una vita nella speranza e nell’amore. Pertanto, l’insegnamento della “giustificazione soltanto per mezzo della fede” distingue, senza tuttavia separarli, il rinnovamento della condotta di vita, necessariamente conseguenza della giustificazione, e senza la quale non vi sarebbe la fede, dalla giustificazione stessa. Con ciò si evidenzia anzi il fondamento di tale rinnovamento. Il rinnovamento della vita deriva dall’amore di Dio donato all’uomo nella giustificazione. Giustificazione e rinnovamento della vita sono intimamente uniti in Cristo che è presente nella fede.

27. Anche secondo il modo di comprendere cattolico la fede è fondamentale per la giustificazione; infatti, senza di essa non può esservi giustificazione. L’uomo, in quanto colui che ascolta la parola e crede, viene giustificato mediante il battesimo. La giustificazione del peccatore è perdono dei peccati e realizzazione della giustizia attraverso la grazia giustificante che fa di noi dei figli di Dio. Nella giustificazione i giustificati ricevono da Cristo la fede, la speranza e l’amore e sono così accolti nella comunione con lui [14]. Questa nuova relazione personale con Dio si fonda interamente sulla sua misericordia e permane dipendente dall’azione salvifica e creatrice di Dio misericordioso, il quale rimane fedele a se stesso e nel quale l’uomo può quindi riporre la propria fiducia. Pertanto l’uomo non potrà mai appropriarsi della grazia giustificante né appellarsi ad essa davanti a Dio. Quando, secondo il modo di comprendere cattolico, si sottolinea il rinnovamento della vita mediante la grazia giustificante, tale rinnovamento nella fede, nella speranza e nell’amore non può mai fare a meno della grazia gratuita di Dio ed esclude ogni contributo alla giustificazione di cui l’uomo potrebbe vantarsi davanti a Dio (Rm 3, 27; cfr. Fonti del cap. 4.3).

4.4 L’essere peccatore del giustificato

28. Insieme confessiamo che nel battesimo lo Spirito Santo unisce l’uomo a Cristo, lo giustifica e effettivamente lo rinnova. E tuttavia il giustificato, durante tutta la sua vita, non può mai fare a meno della grazia incondizionatamente giustificante di Dio. Inoltre l’uomo non è svincolato dal dominio che esercita su di lui il peccato e che lo stringe nelle sue spire (cfr. Rm 6, 12-14), né egli può esimersi dal combattimento di tutta una vita contro l’opposizione a Dio che proviene dalla concupiscenza egoistica del vecchio Adamo (cfr. Gal 5, 16; Rm 7, 7.10). Anche il giustificato deve chiedere ogni giorno perdono a Dio, così come si fa nel Padre nostro (Mt 6, 12; 1 Gv 1, 9); egli è continuamente chiamato alla conversione e alla penitenza e continuamente gli viene concesso il perdono.

29. Ciò è quanto i luterani vogliono intendere affermando che il cristiano è “al tempo stesso giusto e peccatore”. Egli è del tutto giusto, poiché Dio, attraverso la Parola e il sacramento, gli perdona i peccati e gli accorda la giustizia di Cristo, che egli fa propria nella fede e che lo rende giusto in Cristo davanti a Dio. Tuttavia, guardando a se stesso egli riconosce, per mezzo della legge, di rimanere al tempo stesso e del tutto peccatore, poiché in lui abita ancora il peccato (1 Gv 1, 8; Rm 7, 17.20); infatti, continua a riporre la sua fiducia in false divinità e non ama Dio con quell’amore indiviso che Dio, in quanto suo creatore, esige da lui (Dt 6, 5; Mt 22, 36-40 e parr.). Questa opposizione a Dio è in quanto tale un vero e proprio peccato. Ma, grazie ai meriti di Cristo, il potere assoggettante del peccato è vinto. Non è più un peccato “che domina” il cristiano, poiché esso è “dominato” mediante Cristo al quale il giustificato è unito nella fede; così il cristiano, finché vive sulla terra, può condurre pur in modo discontinuo una vita nella giustizia. E, nonostante il peccato, il cristiano non è più separato da Dio, poiché, nato di nuovo mediante il battesimo e lo Spirito Santo, ritornando quotidianamente al battesimo, egli riceve il perdono del suo peccato, per cui il suo peccato non lo condanna più e non è più per lui causa di morte eterna [15]. Quindi, affermando che il giustificato è anche peccatore e che la sua opposizione a Dio è un vero e proprio peccato, i luterani con ciò non negano che egli, nonostante il peccato, non sia separato da Dio in Cristo né che il suo peccato sia un peccato “assoggettato”. Nonostante le differenze nella concezione del peccato del giustificato, essi concordano su quest’ultimo punto con la parte cattolica.

30. I cattolici considerano che la grazia di Gesù Cristo conferita nel battesimo, toglie tutto ciò che è “veramente” peccato, tutto ciò che “merita la condanna” (Rm 8, 1) [16], ma che resta nell’uomo un’inclinazione (concupiscenza) che viene dal peccato e spinge al peccato. Poiché i cattolici sono convinti che il peccato umano comporti sempre un elemento personale, essi considerano che l’assenza di tale elemento non permette più di chiamare peccato nel senso proprio del termine l’inclinazione ad opporsi a Dio. Con ciò essi non negano che tale inclinazione non corrisponda al disegno originario di Dio sull’uomo, né che essa, ponendosi oggettivamente in opposizione a Dio e in contrasto con lui, costituisca una lotta che dura tutta la vita; riconoscenti per la salvezza ricevuta per mezzo di Cristo, vogliono piuttosto affermare che l’inclinazione ad opporsi a Dio non merita la pena di morte eterna [17] e non separa il giustificato da Dio. Tuttavia, quando il giustificato si separa volontariamente da Dio, non gli è sufficiente ritornare all’osservanza dei comandamenti, ma occorre che egli riceva nel sacramento della riconciliazione il perdono e la pace mediante la parola di perdono che gli è data in virtù dell’opera di riconciliazione di Dio in Cristo (cfr. Fonti del cap. 4.4).

4.5 La Legge e il Vangelo

31. Insieme confessiamo che l’uomo viene giustificato nella fede nel Vangelo, “indipendentemente dalle opere della Legge” (Rm 3, 28). Cristo ha portato a compimento la Legge e l’ha superata quale via alla salvezza mediante la sua morte e risurrezione. Parimenti confessiamo che i comandamenti di Dio rimangono in vigore per il giustificato e che Cristo nella sua parola e nella sua vita esprime la volontà di Dio, che è anche per il giustificato la norma del suo agire.

32. I luterani fanno notare che la distinzione tra Legge e Vangelo nonché la loro retta interrelazione sono essenziali per comprendere la giustificazione. La Legge, nella sua accezione teologica, è esigenza e accusa; ogni uomo, anche il cristiano in quanto peccatore, è soggetto a tale esigenza e accusa vita natural durante e la legge svela i suoi peccati, affinché egli possa, nella fede al Vangelo, rivolgersi pienamente in Cristo alla misericordia di Dio, la sola che possa giustificarlo.

33. Poiché la Legge quale via per giungere alla salvezza è stata portata a compimento e superata dal Vangelo, i cattolici possono dire che Cristo non è un legislatore nel senso di Mosé. Sottolineando che il giustificato è tenuto all’osservanza dei comandamenti di Dio, i cattolici non negano che la grazia della vita eterna è stata misericordiosamente promessa ai figli di Dio mediante Gesù Cristo[18] (cfr. Fonti del cap. 4.5).

4.6 Certezza della salvezza

34. Insieme confessiamo che i credenti possono fare affidamento sulla misericordia e sulle promesse di Dio. Anche nella loro debolezza e nelle molteplici minacce che mettono in pericolo la loro fede, essi possono contare, in forza della morte e della resurrezione di Cristo, sulla promessa efficace della grazia di Dio nella Parola e nel sacramento ed essere così certi di questa grazia.

35. I riformatori hanno accentuato in modo particolare il fatto che, nella prova, il credente non deve rivolgere lo sguardo a se stesso, ma a Cristo e fare affidamento in modo totale soltanto su di lui. Riponendo così la sua fiducia nella promessa di Dio, egli è certo della sua salvezza, mentre non ne è mai certo se guarda a se stesso.

36. I cattolici possono condividere l’orientamento dei riformatori che consiste nel fondare la fede sulla realtà oggettiva della promessa di Cristo, a prescindere dalla personale esperienza e nel confidare unicamente nella promessa di Cristo (cfr. Mt 16, 19; 18, 18). Con il Concilio Vaticano II, i cattolici affermano che credere significa abbandonarsi interamente a Dio [19], che ci libera dalle tenebre del peccato e della morte e ci desta alla vita eterna [20]. In questo senso l’uomo non può credere in Dio e contemporaneamente ritenere che la sua promessa non è affidabile. Nessuno può dubitare della misericordia di Dio e del merito di Cristo, allorché ciascuno può temere per la sua salvezza se considera le sue debolezze e le sue mancanze. Il credente, proprio conoscendo i suoi fallimenti, può essere certo che Dio vuole la sua salvezza (cfr. Fonti del cap. 4.6).

4.7 Le buone opere del giustificato

37. Insieme confessiamo che le buone opere – una vita cristiana nella fede nella speranza e nell’amore – sono la conseguenza della giustificazione e ne rappresentano i frutti. Quando il giustificato vive in Cristo e agisce nella grazia che ha ricevuto, egli dà, secondo un modo di esprimersi biblico, dei buoni frutti. Tale conseguenza della giustificazione è per il cristiano anche un dovere da assolvere, in quanto egli lotta contro il peccato durante tutta la sua vita; per questo motivo Gesù e gli scritti apostolici esortano i cristiani a compiere opere d’amore.

38. Secondo la concezione cattolica, le buone opere, compiute per mezzo della grazia e dell’azione dello Spirito Santo, contribuiscono ad una crescita nella grazia, di modo che la giustizia ricevuta da Dio è preservata e la comunione con Cristo approfondita. Quando i cattolici affermano il “carattere meritorio” delle buone opere, essi intendono con ciò che, secondo la testimonianza biblica, a queste opere è promesso un salario in cielo. La loro intenzione è di sottolineare la responsabilità dell’uomo nei confronti delle sue azioni, senza contestare con ciò il carattere di dono delle buone opere, e tanto meno negare che la giustificazione stessa resta un dono immeritato della grazia.

39. Anche nei luterani si riscontra il concetto di una preservazione della grazia e di una crescita nella grazia e nella fede. Anzi, essi sottolineano che la giustizia in quanto accettazione per mezzo di Dio e partecipazione alla giustizia di Cristo, è sempre perfetta. Al tempo stesso affermano che i suoi effetti possono crescere nella vita cristiana. Considerando le buone opere del cristiano come “frutti” e “segni” della giustificazione e non “meriti” che gli sono propri, essi comprendono, allo stesso modo, conformemente al Nuovo Testamento, la vita eterna come “salario” immeritato nel senso del compimento della promessa di Dio ai credenti (cfr. Fonti del cap. 4.7).


5. IL SIGNIFICATO E LA PORTATA DEL CONSENSO RAGGIUNTO

40. La comprensione della dottrina della giustificazione esposta in questa Dichiarazione mostra l’esistenza di un consenso tra luterani e cattolici su verità fondamentali di tale dottrina della giustificazione. Alla luce di detto consenso sono accettabili le differenze che sussistono per quanto riguarda il linguaggio, gli sviluppi teologici e le accentuazioni particolari che ha assunto la comprensione della giustificazione, così come esse sono state descritte sopra nei numeri 18-39. Per questo motivo l’elaborazione luterana e l’elaborazione cattolica della fede nella giustificazione sono, nelle loro differenze, aperte l’una all’altra e tali da non invalidare di nuovo il consenso raggiunto su verità fondamentali.

41. Con ciò, le condanne dottrinali del XVI secolo, nella misura in cui esse si riferiscono all’insegnamento della giustificazione, appaiono sotto una nuova luce: l’insegnamento delle Chiese luterane presentato in questa Dichiarazione non cade sotto le condanne del Concilio di Trento. Le condanne delle Confessioni luterane non colpiscono l’insegnamento della Chiesa cattolica romana così come esso è presentato in questa Dichiarazione.

42. Con questo non si vuole tuttavia togliere nulla alla serietà delle condanne dottrinali legate alla dottrina della giustificazione. Alcune di esse non erano semplicemente senza fondamento. Per noi, esse mantengono “il significato di salutari avvertimenti” di cui dobbiamo tenere conto nella dottrina e nella prassi [21].

43. Il nostro consenso su verità fondamentali della dottrina della giustificazione deve avere degli effetti e trovare un riscontro nella vita e nell’insegnamento delle Chiese. Al riguardo permangono ancora questioni, di importanza diversa, che esigono ulteriori chiarificazioni. Esse riguardano, tra l’altro, la relazione esistente tra Parola di Dio e insegnamento della Chiesa, l’ecclesiologia, l’autorità nella Chiesa e la sua unità, il ministero e i sacramenti, ed infine la relazione tra giustificazione e etica sociale. Siamo convinti che la comprensione comune da noi raggiunta offra la base solida per detta chiarificazione. Le Chiese luterane e la Chiesa cattolica si adopereranno ad approfondire la comprensione comune esistente affinché essa possa dare i suoi frutti nell’insegnamento e nella vita ecclesiale.

44. Ringraziamo il Signore per questo passo decisivo verso il superamento della divisione ecclesiale. Preghiamo lo Spirito Santo affinché egli continui a guidarci verso quell’unità visibile che è la volontà di Cristo.


Fonti per la Dichiarazione congiunta sulla giustificazione (omissis)

Note

[1] Articoli di Smalcalda, II, 1 (n. 370 in La foi des Églises luthériennes. Confessions et catéchismes, Paris 1991). Per la versione italiana degli Articoli, cfr. ad esempio Confessioni di fede delle Chiese cristiane, a cura di Romeo Fabbri, EDB, Bologna 1996, n. 579.
[2] “Rector et iudex super omnia genera doctrinarum” (Weimarer Ausgabe [WA], edizione tedesca completa delle Opere di Lutero, H. Bohlaus, 1883, 39, I, 205).
[3] Ricordiamo che per molte Chiese luterane i riferimenti dottrinali vincolanti sono esclusivamente costituiti dalla Confessio Augustana e dal Piccolo catechismo di Lutero. Questi scritti confessionali non contengono alcuna condanna dottrinale nei confronti della Chiesa cattolica per quanto rigarda la dottrina della giustificazione.
[4] Commissione mista internazionale cattolica romana-evangelica luterana, Il Vangelo e la Chiesa (Rapporto di Malta, 1972). Rinviamo per la traduzione italiana dei rapporti citati in questa nota e nelle note 5 e 6 a Enchiridion Oecumenicum [EO] 1/1127ss.
[5] Commissione mista internazionale cattolica-luterana, Chiesa e giustificazione. La comprensione della Chiesa alla luce della dottrina della giustificazione, 1993, EO 3/1223ss.
[6] Commissione cattolica-luterana negli Stati Uniti, Giustificazione per fede, 1983, EO 2/2759ss.
[7] K. Lehmann, W. Pannenberg (a cura di), Lehrverurteilungen – kirchentrennend?, Vol. 1: Rechtfertigung, Sakramente und Amt im Zeitalter der Reformation und heute, Freiburg-Göttingen, 1986.
[8] Conferenza di Arnoldshain, Chiesa unita e Comitato nazionale tedesco della Federazione luterana mondiale, Stellungnahme zum Dokument “Lehrverurteilungen – kirchentrennend?”, (presa di posizione sul documento “Lehrverurteilungen – kirchentrennend?“), in Oekumenische Rundschau 44 (1995), 99-102, che pubblica anche i documenti alla base di tale decisione, cfr. a questo riguardo Lehrverurteilungen im Gespräch. Die ersten offiziellen Stellungsnahmen aus den evangelischen Kirchen in Deutschland, Göttingen, 1993.
[9] Nella presente Dichiarazione il termine “Chiesa” è adoperato nel senso secondo il quale esso è compreso da ciascuna delle due Chiese coinvolte nel dialogo, senza alcuna pretesa di risolvere le questioni ecclesiologiche che a detto termine sono collegate.
[10] Cfr. Rapporto di Malta, nn. 26-30 e il dialogo negli Stati Uniti, Giustificazione per fede, nn. 122-147. Le testimonianze neo-testamentarie che non sono riferibili a Paolo sono state analizzate, per conto della Commissione di dialogo negli Stati Uniti che ha prodotto il documento Giustificazione per fede, da J. Reumann, Righteousness in New Testament, con risposte di J. Fitzmeyer e J. D. Quinn, Philadelphia, New York, 1982, pp. 124-180. I risultati di quello studio sono stati riassunti nei nn. 139-142 del Rapporto di dialogo Giustificazione per fede.
[11] Cfr. Tutti sotto uno stesso Cristo, n. 14; EO 1/1419.
[12] WA 8, 106.
[13] Cfr. H. Denzinger, Enchiridion Symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, ed. bilingue a cura di P. Hünermann [DS], EDB, Bologna 1995, n. 1528.
[14] Cfr. DS 1530.
[15] Cfr. Apologia della Confessione di Augusta, in Confessioni di fede delle Chiese cristiane, 141.
[16] Cfr. DS 1515.
[17] Cfr. DS 1515.
[18] Cfr. DS 1545.
[19] Cfr. Vaticano II, Cost. dogm. Dei verbum sulla divina rivelazione, n. 5; EV 1/877.
[20] Cfr. Dei verbum, n. 4; EV 1/875.
[21] Lehrverurteilungen – kirchentrennend?, 32.


Il documento, completo delle fonti, dal sito del Vaticano