Croci e crocifissi, mio commento

Lucas Cranach, Crocifissione, nella Chiesa dei SS.Pietro e Paolo a Weimar. Il sangue che sgorga dal costato di Cristo zampilla direttamente sul capo del pittore.Premetto che questa nota è assolutamente personale, indipendente da qualunque denominazione luterana.

La (prima) sentenza della Corte europea dei diritti umani sulla presenza del crocifisso in classe ha, come prevedibile, scatenato una lunga serie di polemiche e di prese di posizione. Sono protestante, e mi sento luterano teologicamente parlando, ma questa storia del crocifisso non mi va molto giù. In effetti, Dio è in noi e con noi, da evangelico questa questione non dovrebbe scaldarmi più di tanto, anche se preferirei vedere una croce vuota, il Cristo è Risorto, ma mi rendo conto che in gioco c’è qualcosa di più grande.

So benissimo che molti di coloro che usano la croce oggi stesso rinnegheranno il nome di Dio “tre volte”, ma il peccato è la cifra dell’umanità, non a caso alcuni credono nella redenzione. Il discorso purtroppo non è soteriologico, ma politico. Una corrente atea, che si maschera dietro il parolone del “laicismo” si bea in un processo nichilista, e contraddittorio oserei dire… Quale vitello d’oro ci sarà dato?

Effettivamente, questo buonismo laico rischia di fare del male allo stesso cristianesimo appiattendolo in una notte fichtiana. Vedere magari una croce semplice, ossia solo il simbolo per dare un valore ecumenico nell’ambito delle varie confessioni cristiane, non è diseducativo… Vogliono sradicare le radici cristiane dell’Europa? Che facciano, ma non sarà facile per loro: “Verbum Dei Manet In Aeternum”. Qui non sono in gioco le differenze dottrinali tra Cattolici e Protestanti, ma le nostre basi culturali e spirituali… pensateci.

Spesso si usa la parola “stato laico”… in effetti qualcuno ci legge volentieri “stato ateo”. Per capire gli effetti di questa politica basta citare un articolo del DIE WELT sul numero del 31 ottobre 2009. Wittenberg la città simbolo della riforma oggi è quasi completamente atea… ecc. ecc. In Italia c’è l’enorme peso del Concordato, lo ammettiamo. Ma lo stato deve anche educare o no? Io ad esempio sono contrario all’ora di religione cattolica, ma finché non verrà sostituita con un insegnamento parallello, come storia delle religioni, filosofia della religione o quant’altro… preferisco rimanga una minima testimonianza di RELIGIOSITA’.

Leggendo in giro credo che chi mette in discussione “i simboli” mostra che non ha capito nulla della teologia e delle Scritture. Inoltre, mi terrorizza l’idea che un manipolo di magistrati possa sindacare sulla presenza o meno di simboli religiosi nella scuola, come a dire: “ve lo ordiniamo noi a che cosa credere”. La religione e la fede si è sempre imbevuta di simboli, fin dai tempi più remoti. In sintesi: credo che bisogna rispettare il sentimento del popolo, qui abbiamo a che fare con gli strati profondi della coscienza popolare che non vuole fare a meno di aggrapparsi a quei pochi simboli che gli sono rimasti, la globalizzazione, a suo modo, ha già creato troppi falsi miti.

L’ultima questione riguarda il rispetto multiculturale e multireligioso: molti bambini islmaici non vogliono che si tolga il crocifisso dalle scuole, per loro è un segno importante di religiosità, perché la loro vita è impregnata di religiosità, a differenza di una parte dell’Occidente, per loro vedere la croce a scuola, anche se non credono nel Messia, rimane un modo di sentirsi circondati da un aura di religiosità per loro positiva.

Non mi stupisce quindi, che ad essere più felici di questa sentenza siano tutti coloro che non desiderano altro che la scomparsa del cristianesimo, ma mi stupisce che lo siano anche alcune chiese cristiane che prendono a pretesto una fallimentare visione di laicità che francamente nessuno vuole.

Aggiornamento:  Nell’editoriale della F.C.E.I. Paolo Naso scrive: «Gli evangelici si sono così ritrovati pressoché soli ad apprezzare la sentenza, non di rado accomunati e intenzionalmente confusi con gli atei, i razionalisti, i relativisti, insomma con quanti attenterebbero all’identità cristiana dell’Italia e dell’Europa».

FALSO! Probabilmente si riferisce gli evangelici che egli conosce e/o rappresenta. E non si chiede come mai, a torto o a ragione, ci sia stata confusione con atei, razionalisti e relativisti… solo questo dovrebbe far pensare… ma tant’è…

AGGIORNAMENTO MARZO 2011

A marzo di quest’anno il buon senso ha prevalso. La Corte Europea di Strasburgo, con sentenza definitiva, dà ragione al ricorso presentato dal Governo italiano e stabilisce che l’esposizione del crocifisso non viola i diritti umani di chi non vi si riconosce da un punto di vista religioso. Alcuni “evangelici” parlano persino di amarezza, contraddicendosi pure quando dicono di non provare avversione «nei confronti dei simboli religiosi visibili che sono invece fondamentali per la civiltà umana». Bene e se sono fondamentali, l’Europa non è cristiana? Certo, posso anche io essere d’accordo sulla differenza “croce” e “crocifisso”, anzi lo sono teologicamente parlando. Preferirei appendere una semplice croce, infatti nel mio ufficio è tale. Ma prima di spiegarlo a milioni di cattolici che cosa si fa? Si butta il “bambino” con l’acqua calda per fare un piacere agli atei razionalisti che si mascherano dietro la parola laicismo? Meditiamo in questo periodo di difficoltà e non pensiamo che la parola “libertà” possa essere vessillo di ogni assurdità. Certo, nella fede siamo “liberi”, liberi di decidere come leggere un simbolo piuttosto che un altro… forse qualche evangelico si chiude gli occhi quando vede un crocifisso, tutto scandalizzato perché lede la sua libertà. No, chi ragiona così non è libero, ma schiavo di passioni terrene, se un pezzo di legno può incutergli tanto timore. Non vorrei che dietro a tutto questo ci fossero motivazioni di carattere politico, allora si che la cosa sarebbe veramente triste e amara.

Tanto per parlare di stato laico ringraziamo la nostra costituzione, invece… Art. 19, Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume. Art. 20, Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Forse croci e cocifissi sono «contrari al buon costume»? Se la croce dovesse dare fastidio in un caso specifico nulla vieta di usare una soluzione mediatrice, cosa ben diversa da una imposizione per legge.

Concludo citando il commento, pieno di buonsenso, del pastore Ulrich Eckert, vice decano della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI): «Per i luterani, il crocifisso o la croce è il simbolo più alto che riassume il dono che Dio fa di sé all’umanità. Non esigiamo che il crocifisso venga esposto in luoghi pubblici in quanto simbolo di fede, ma non siamo contrari alla sua esposizione come simbolo di un richiamo alla tradizione viva della fede cristiana. E’ però fondamentale rispettare la richiesta di toglierlo ove qualcuno se ne veda disturbato, proprio per evitare l’uso di questo simbolo di amore e di solidarietà come simbolo di dominio. Siamo contrari all’uso del crocifisso come segno di affermazione di una presunta supremazia della fede cristiana nella società pluralistica, democratica e quindi ispirata a criteri di giustizia, uguaglianza e laicità. Guai a chi spera di concentrare il difficile e importante compito di un’autentica testimonianza delle fede nel Signore Gesù Cristo sull’affissione di simboli» (21.03.2011).


Ah, visto che ci siamo, lasciatemi sdrammatizzare con una battuta, perché non togliamo la croce da tutte le bandiere europee, visto che ci siamo… ^_^ il grande Totò diceva: «Ogni limite ha una pazienza! Ma mi faccia il piacere, mi faccia! […] Perciò, stamme a ssenti… nun fa”o restivo, suppuorteme vicino-che te ‘mporta? Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie… appartenimmo à morte!»

Nell’editoriale della F.C.E.I. Paolo Naso scrive: «Gli evangelici si sono così ritrovati pressoché soli ad apprezzare la sentenza, non di rado accomunati e intenzionalmente confusi con gli atei, i razionalisti, i relativisti, insomma con quanti attenterebbero all’identità cristiana dell’Italia e dell’Europa».
http://www.fedevangelica.it/articolo-2.php?id=463

Riporto il testo del comunicato stampa (18 marzo 2011)

(ANSA) STRASBURGO – Il crocefisso puo’ restare appeso nelle aule delle scuole pubbliche italiane. Questo e’ quanto ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo, che con una sentenza definitiva della Grande Camera, votata da 15 giudici su 17, ha dichiarato che la presenza in classe di questo simbolo non lede ne’ il diritto dei genitori a educare i figli secondo le proprie convinzioni, ne’ il diritto degli alunni alla liberta’ di pensiero, di coscienza o di religione. Per il governo italiano e il fronte pro-crocefisso e’ una vittoria a tutto campo. Nel motivare la sua decisione la Corte afferma come il margine di manovra dello Stato in questioni che attengono alla religione e al mantenimento delle tradizioni sia molto ampio. Ma i quindici giudici che hanno votato a favore della piena assoluzione delle autorita’ italiane sono andati oltre. Nella sentenza si legge infatti come la Corte non abbia trovato prove che la presenza di un simbolo religioso in una classe scolastica possa influenzare gli alunni. E come nonostante la presenza del crocefisso (definito simbolo passivo) conferisca alla religione maggioritaria una visibilita’ preponderante nell’ambiente scolastico, questo non sia sufficiente a indicare che sia in atto un processo di indottrinamento. Si sottolinea infatti che nel giudicare gli effetti della maggiore visibilita’ data al cristianesimo nelle scuole si deve tener conto che nel curriculum didattico non esiste un corso obbligatorio di religione cristiana e che l’ambiente scolastico italiano e’ aperto ad altre religioni. Nessun commento dall’avvocato Nicolo’ Paoletti, difensore di Soile Lautsi, la cittadina italiana di origini finlandesi che aveva presentato ricorso alla Corte. Dichiarazioni euforiche, invece, di coloro che hanno strenuamente difeso l’importanza della presenza del crocifisso nelle scuole italiane. ”E’ una pagina di speranza per tutta l’Europa”, ha commentato monsignor Aldo Giordano appena il presidente della Corte di Strasburgo, Jean Paul Costa, e’ uscito dall’aula dopo la lettura della sentenza. Il rappresentante della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa ha quindi sottolineato come la Corte abbia preso una posizione coraggiosa e abbia tenuto conto delle preoccupazioni che in questo momento gli europei esprimono nei riguardi delle loro tradizioni, dei loro valori e della loro identita’. Gli ha fatto eco il vice ministro della giustizia russo, Georgy Matyushkin, che e’ intervenuto davanti alla Grande Camera in favore dell’Italia ed e’ volato appositamente da Mosca per assistere alla lettura della sentenza. Il minisro russo si e’ detto ”molto soddisfatto per l’approccio della Corte”. Ma anche il direttore dello European Centre for Law and Justice, Gregor Puppinck, ha definito la sentenza ”un colpo che mette un freno alle tendenze laiciste della Corte di Strasburgo e che costituisce un cambiamento di paradigma”. Lo European Centre for Law and Justice era una delle organizzazioni no profit che si erano costituite parte terza a favore dell’Italia nel procedimento. Alla lettura della sentenza, che e’ avvenuta in un’aula piena di studenti e funzionari del Consiglio d’Europa, erano presenti anche l’ambasciatore italiano Sergio Busetto, oltre agli ambasciatori cipriota e greco e ai rappresentanti della diplomazia armena, lituana, e di San Marino. Tutti Paesi che assieme a Bulgaria, Romania, Malta e Principato di Monaco erano intervenuti a favore dell’Italia. La sentenza emessa oggi mette la parola fine al ricorso ”Lautsi contro Italia”. Un fascicolo che fu aperto dalla Corte nel 2006 e che nel 2009, con una sentenza in primo grado a favore delle tesi della ricorrente, suscito’ una vera alzata di scudi contro la Corte. L’indignazione fu tale che il governo italiano ricorse immediatamente, chiedendo e ottenendo la revisione del caso da parte della Grande Camera. In questo suo appello, andato a buon fine, l’Italia ha potuto contare non solo sui dieci Paesi che ”ufficialmente” si sono presentati come parti terze davanti alla Corte, ma anche sul contributo di diverse ong, di parlamentari italiani ed europei e del lavoro diplomatico condotto dal rappresentante della Santa Sede.


Riporto la traduzione delle parti interessanti del testo della prima sentenza che aveva proposto l’abolizione:

COUR EUROPÉENNE DES DROITS DE L’HOMME DEUXIÈME SECTION – AFFAIRE LAUTSI c. ITALIE (Requête no 30814/06) ARRÊT STRASBOURG 3 novembre 2009

Traduzione del passo essenziale

(…)

3. Giudizio della Corte

d) Principi generali

47. Per quanto riguarda l’interpretazione dell’articolo 2 del Protocollo n.1, nell’esercizio delle funzioni che lo Stato assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, la Corte ha raggiunto nella sua giurisprudenza i principi enunciati qui di seguito che sono rilevanti nel caso di specie […]

(a) è necessario leggere due frasi dell’articolo 2 del Protocollo n.1 alla luce non solo gli uni degli altri, ma anche, in particolare, degli articoli 8, 9 e 10 della Convenzione.

(b) è sul diritto fondamentale all’istruzione, che si innesta il diritto dei genitori di rispettare le loro credenze religiose e filosofiche e la prima frase non distingue più della seconda, tra l’istruzione pubblica e istruzione privata. La seconda frase dell’articolo 2 del Protocollo n.1 mira a salvaguardare la possibilità di pluralismo in materia di istruzione, essenziale per la conservazione della “società democratica”, com’è intesa dalla Convenzione. A causa del potere dello Stato moderno, è soprattutto l’educazione pubblica che ha bisogno di raggiungere questo obiettivo.

(c) Il rispetto per le convinzioni dei genitori deve essere possibile attraverso una formazione in grado di fornire un ambiente di scuola aperta e inclusiva, piuttosto che di esclusione, a prescindere dal background degli studenti, dalle convinzioni religiose o dall’etnia. La scuola non dovrebbe essere la scena di proselitismo o di predicazione, dovrebbe essere un luogo di incontro di diverse religioni e convinzioni filosofiche, dove gli studenti possono acquisire conoscenze sui loro pensieri e sulle loro tradizioni.

(d) La seconda frase dell’articolo 2 del Protocollo n. 1 implica che lo Stato, nello svolgere le funzioni da essa assunte in materia di istruzione e formazione, controlla che le informazioni o le conoscenze incluse nei programmi vengano trasmesse in modo obiettivo, critico e pluralistico. Gli è precluso di perseguire un obiettivo di indottrinamento che possa essere considerato non conforme alle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori. Qui è il limite da non superare.

(e) Il rispetto per le convinzioni religiose dei genitori e le credenze dei bambini comporta il diritto di credere in una religione o di non credere in nessuna religione. La libertà di credere e la libertà di non credere (libertà negativa) sono entrambi tutelati dall’articolo 9 della Convenzione […].

Il dovere di neutralità e imparzialità dello Stato è incompatibile con qualsiasi potere discrezionale da parte sua quanto alla legittimità delle credenze religiose o dei loro modi di esprimersi. Nel contesto dell’educazione, la neutralità dovrebbe garantire il pluralismo […].

b) applicazione di questi principi

48. Per la Corte, queste considerazioni comportano l’obbligo dello Stato di astenersi da imporre anche indirettamente, credenze, nei luoghi in cui le persone sono a suo carico o nei luoghi in cui queste persone sono particolarmente vulnerabili. La scolarizzazione dei bambini è particolarmente delicata perché in questo caso, il potere vincolante dello Stato è imposto a sensibilità che sono ancora mancanti (a seconda del livello di maturità del bambino), della capacità di assumere una distanza critica in relazione al messaggio di una scelta preferenziale espressa da parte dello Stato in materia religiosa.

49. In applicazione dei principi di cui sopra al caso di specie, la Corte deve esaminare la questione se lo Stato convenuto, esigendo l’esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche, ha garantito nell’esercizio delle sue funzioni l’istruzione e l’insegnamento che la conoscenza sia diffusa in modo obiettivo, critico e pluralistico e il rispetto delle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori, a norma dell’articolo 2 del Protocollo n. 1.

50. Nel valutare tale questione, la Corte tiene conto della particolare natura del simbolo religioso e il suo impatto sugli studenti sin dalla giovane età, soprattutto sui bambini del richiedente. Infatti, nei paesi in cui la stragrande maggioranza della popolazione appartiene a una religione particolare, la manifestazione dei riti e dei simboli di questa religione, senza restrizione di luogo e modalità, può costituire una pressione sugli studenti che non praticano tale religione o di coloro che aderiscono a un’altra religione (Karaduman V. Turchia, Decisione della Commissione del maggio 3, 1993).

51. Il governo [italiano] (paragrafi 34-44 supra), giustifica l’obbligo (o il fatto) di esporre il crocifisso al positivo messaggio morale della fede cristiana, che trascende i valori laici costituzionali, il ruolo della religione nella storia italiana e le radici di questa tradizione nel paese. Egli attribuisce al crocifisso un significato neutrale e laico in riferimento alla storia e alla tradizione dell’Italia, strettamente legata al cristianesimo. Il governo ha sostenuto che il crocifisso è un simbolo religioso, ma può rappresentare anche gli altri valori (cfr. Tribunale amministrativo del Veneto, nO 1110 Marzo 17, 2005, § 16, punto 13).

Nel parere della Corte, il simbolo del crocifisso ha una pluralità di significati tra cui il senso religioso è predominante.

52. La Corte ritiene che la presenza dei crocifissi nelle aule va oltre l’uso di simboli in specifici contesti storici. Ha anche ritenuto che il carattere tradizionale del significato sociale e storico di un testo usato dai parlamentari a prestare giuramento non priva il giuramento della sua natura religiosa (Buscarini e altri contro San Marino [GC], n.O24645/94, CEDU 1999-I).

53. Il denunciante sostiene che il simbolo è un affronto alle sue convinzioni e viola il diritto dei suoi figli che non professano la religione cattolica. Le convinzioni di questi ragazzi hanno raggiunto un livello di serietà e di coerenza sufficientemente coerente tanto che la presenza obbligatoria del crocifisso potrebbe essere ragionevolmente intesa come un conflitto con loro. L’interessato vede nell’esibizione del crocifisso il segno che lo Stato è dalla parte della religione cattolica. Questo significato è ufficialmente accettato nella Chiesa cattolica, che attribuisce al crocifisso un messaggio fondamentale. Pertanto, la preoccupazione del richiedente non è arbitraria.

54. Le convinzioni della signora riguardano anche l’impatto dell’esposizione del crocifisso ai suoi figli (supra, punto 32), all’epoca di undici e tredici anni. La Corte riconosce che, come abbiamo visto, è impossibile non notare il crocifisso nelle aule scolastiche. Nel contesto della pubblica istruzione, è necessariamente percepita come parte integrante della scuola e può quindi essere considerato come un “potente simbolo esterno” (Dahlab V. Svizzera (dicembre), nonO 42393/98, CEDU 2001-V).

55. La presenza del crocifisso può essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso, e si sentono educati in un ambiente scolastico caratterizzato da una particolare religione. Ciò che può essere incoraggiante per alcuni studenti di una religione può essere emotivamente inquietante per gli studenti di altre religioni o di coloro che non professano alcuna religione. Questo rischio è particolarmente presente tra gli studenti appartenenti a minoranze religiose. La libertà negativa non è limitata alla mancanza di servizi religiosi o di istruzione religiosa. Esso copre le pratiche dei simboli che esprimono, in particolare, o, in generale, una credenza, una religione o ateismo. Questo diritto negativo merita una protezione speciale, se lo Stato esprime una convinzione e, se la persona si trova in una situazione che non può essere superata se non con uno sforzo individuale o un sacrificio sproporzionato.

56. L’esposizione di uno o più simboli religiosi non può essere giustificata né con la richiesta di altri genitori che vogliono l’educazione religiosa coerente con le proprie convinzioni, né, come sostiene il governo, con la necessità di un compromesso necessario con i partiti politici di ispirazione cristiana. Rispetto le convinzioni dei genitori in materia di istruzione deve tener conto del rispetto delle credenze di altri genitori. Lo stato ha l’obbligo di neutralità religiosa nel contesto del l’istruzione pubblica obbligatoria in cui la partecipazione è richiesta a prescindere dalla religione e deve cercare di instillare negli studenti il pensiero critico.

La Corte non vede come l’esposizione nelle aule delle scuole pubbliche, un simbolo che è ragionevole associare con il cattolicesimo (la religione di maggioranza in Italia) potrebbe servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una “società democratica”, come concepito dalla Convenzione, pluralismo è stato riconosciuto dalla Corte costituzionale (cfr. paragrafo 24) nel diritto interno.

57. La Corte ritiene che l’esposizione obbligatoria di un simbolo di una confessione nell’esercizio della funzione pubblica per quanto riguarda situazioni specifiche, sotto il controllo del governo, in particolare nelle aule, limita il diritto dei genitori educare i loro figli secondo le loro convinzioni e il diritto di scolari di credere o di non credere. La Corte ritiene che ciò costituisca una violazione di questi diritti, perché le restrizioni sono incompatibili con il dovere dello Stato di rispettare la neutralità nell’esercizio del servizio pubblico, in particolare nel campo dell’istruzione.

58. Di conseguenza, vi è stata una violazione dell’articolo 2 del Protocollo n. 1 in combinato disposto con l’articolo 9 della Convenzione.

13 Commenti

  1. Caro Giorgio,
    è positivo che riporti la sentenza della Corte europea sul crocifisso, in modo che ognuno può farsi una idea oggettiva. Faccio presente che la sentenza non dice che si devono togliere dappertutto i crocifissi, ma dice solo che non può essere un obbligo di esporrli dappertutto. Dove tutti sono d’accordo, si può esporrli, dove invece disturbano, si toglie. Mi sembra una cosa molto ragionata.
    Purtroppo i crocifissi sono meno segni religiosi che diventati piuttosto segni di ideologie. Mi ricordo che a Trieste solo due anni fa, quando c’era già una discussione intorno al crocifisso, il sindaco ha ordinato di appenderli in tutte le classe, mentre prima in molte non c’erano. Un sindaco di un comune nel nord d’Italia ha ordinato una penale alle scuole che non l’appendono. Naturalmente egli stesso non è credente. In un’altro comune c’era uno stand della Lega che raccoglieva firme: Si al crocifisso, no agli estracomunitari. Quindi non è che c’è uno scontro tra i credenti che vogliono il crocifisso e gli atei che vogliono toglierlo. Su ambedue i lati si trovano credenti e atei.
    Purtroppo molti usano il crocifisso per promuovere idee di intolleranza e di esclusione e questo sicuramente non è il senso del corcifisso e sicuramente non aiuta alla religione.
    Poi c’è anche un altro motivo per cui l’obbligo del crocifisso non va bene: La scuola pubblica è nata contro il potere della chiesa ed è uno spazio che appartiene ai cittadini -indipendentemente dal loro credo.
    Quindi togliere il crocifisso dove disturba è coerente sia con la tradizione cristiana che con la storia d’Italia.

  2. Dove disturba chi? Se accettiamo le regole democratiche, la scelta deve essere a maggioranza… ho sentito frasi del tipo “la dittatatura della maggioranza”… allora accettiamo la “dittatura della minoranza”, ma scambiando i fattori il prodotto non cambia, saremo sempre di fronte ad una “dittatura”… ma questo è un discorso paradossale!
    Comunque su una cosa concordiamo, in questa faccenda la politica si è intromessa troppo… non è più una questione di “fede” e manca il buonsenso per risolverla in questi termini.
    Grazie per il commento!

  3. Concordo con Dieter Kampen. Quello del crocifisso è un falso problema, risolvibile pacificamente con il buon senso.
    Questa diatriba mi ricorda quella tra i cristiani e Simmaco, che chiedeva di collocare la statua della Vittoria nel Foro di Roma.
    Allora furono i cristiani a essere poco “democratici”…

  4. Grazie per il commento Klaud, ma, per la cronaca, anche io sarei del partito del buon senso ^_^

  5. Condivido appieno questo commento.
    Io credo che lo “spirito europeo” stia facendo qualcosa di infinitamente grave: vuole appiattire le coscienze, vuole mettere Dio fuori della porta della vita sociale, vuole rendere il Cristianesimo inoffensivo tentando di convincerci che la religione debba essere un “fatto privato” perché altrimenti discriminatorio.
    Quindi, via i crocifissi, via i simboli cristiani, levate di scudi ogni volta che i cristiani hanno qualcosa da dire su un qualche argomento. Paradossalmente stiamo arrivando al punto in cui l’UAAR ha pieno diritto di esistenza, mentre i Cristiani debbono nascondersi e non mettere il becco nelle questioni sociali, etiche e morali tanto “care” all’Europa.
    Ma “non prevalebunt”…
    Cordiali saluti e complimenti per questo spazio.
    P. Mattia, presbitero ortodosso

  6. La ringrazio per l’intervento Padre. Il fatto che persone di confessione diverse siano intervenute in questo post mi conferma che il problema trattato si pone al di sopra delle nostre effettive differenze, che se ben curate potrebbero essere anche una ricchezza.

  7. Penso che un simbolo privo di un vero retroterra religioso non abbia alcun valore. Per anni nelle nostre scuole si sono appesi crocefissi, passati del tutto inosservati. L’Europa cristiana non si fa con i crocefissi appesi nelle aule, ma con un comportamento quotidiano improntato alla pratica degli insegnamenti del Vangelo – qualcosa che le stesse forze politiche che tanto tengono alla presenza dei crocefissi non fanno per nulla. Quindi siamo di fronte a comportamenti dettati dall’utilizzo della religione a fini politici e non certo ad una levata di scudi in difesa della religione cristiana. Per quanto riguarda la scuola, secondo me essa dovrebbe essere laica e aperta a tutti, senza alcuna predilezione per particolari simboli religiosi. Altrimenti in una scuola a maggioranza mussulmana cosa facciamo, appendiamo un quadretto con la Fatha (la Sura aprente)? O a maggioranza buddista simboli buddisti? La scuola sia aperta a tutti gli italiani e gli stranieri (senza distinzione di razza, religione o censo). La religione, secondo me, deve essere insegnata nelle istituzioni private preposte a tal fine.

  8. Grazie Guido, in linea di massima considero il tuo intervento equilibrato e coerente, ma penso pure che un seme non ancora germogliato possa essere pieno di valore… laicità nelle scuole? Io lavoro nella scuola e posso dirti che, purtroppo, anche la laicità è spesso usata come alibi politico per manovre poco chiare verso chi crede. Il problema è aperto, ma credo possa riassumersi in una sola parola: rispetto. Valore oggi bistrattato come i «crocefissi, passati del tutto inosservati». Saluti…

  9. Concordo con la tua opinione, ma non per sembrare pessimista, ma anche in Italia il senso della religiosità nella gioventù studentesca è in picchiata netta, realisticamente parlando
    Ci sono state diversi tentativi di rinnovamento dell’Ora di Religione.
    Uno di questi voleva ridenominarla Ora di Filosofia e Religione e Ora di Cultura religiosa et similia.
    -Personalmente sono convinto che- per SOPRAVVIVERE a se stessa- l’Umanità alla fine dovrà ritornara ad una vera spiritualità (leggi a Dio).
    >Circa l’Ecumenismo: è un dovere per collaborare insieme, il che non significa e non deve significare omologazione o sopraffazione tra una Chiesa ed un’altra.

  10. Davanti alla mia scrivania, nel mio studio, da alcuni anni ho appeso un “crocifisso”, non una croce nuda, ma un uomo appeso ad una croce, il Cristo. Da protestante affermo di non ritenere problematica la sua presenza, semmai il contrario, cioè rende problematico il mio pensare, turba la mia coscienza di credente, il problema non è lui, ma io davanti a Lui (il crocifisso), e con questo mi rendo conto di non poter fare a meno a di Lui.

  11. Apprezzo moltissimo: ci sono diversi passaggi interessantissimi e pieni di una sensibilità che condivido in pieno. Soprattutto le considerazioni sulle comunità islamiche: uno dei Maestri sufi del secolo scorso disse se i Cristiani hanno il …simbolo della Croce noi ne abbiamo anche il senso: è un modo per sottolineare quanto profondamente siano capaci di vivere il simbolismo e quanto questo simbolo che Giustino paragonava al “chi” dei Pitagorici, velato in alcune considerazioni del Timeo di Platone, nasconda qualcosa di universale. Negarlo per alcuni sembra che voglia dire non solo negare una religione, il che può anche lasciare indifferenti, ma una certa sensibilità e modo di sentire, che, francamente, credo sia un patrimonio di tutti.
    Nell’Islam, per addurre qualche altro esempio al mio ragionamento, il martirio del grandissimo Sufi Ibn Mansur Al-Allag, detto il Cardatore, ricorda, nella concezione dell’Unicità dell’Esistenza e dell’incomparabilità di Allah, il mistero teandrico …dell’Uomo. In questo senso la sua vicenda riecheggia la Passione del Kirye. Allag fu martirizzato per aver affermato : “Ana ‘Hallaq” (Io Sono la Verità) ed il suo patibolo è divenuto esso stesso un simbolo. I Maestri sufi che assistettero alla sua esecuzione hanno lasciato testimonianze di altissimo valore metafisico ed io rimasi impressionato delle considerazioni di Attar sul momento in cui furono mozzate al Cardatore le mani e sulla reazione che questi ebbe o sulla reazione che ebbe mentre lo frustavano. La Croce mostra un suo strabordante valore di simbolo, che, secondo me, non si esaurisce, però, neppure nel solo Mistero della Crocefissione. Infatti, nell’icona dell’Anastasis, che noi Ortodossi veneriamo nella meravigliosa Notte di Pasqua ed in quella Liturgia che è un culmine di Gioia e Bellezza, Cristo abbatte le porte dell’Ade che cadono a Croce sull’Avversario dell’Uomo e piantandosi, il Cristo, saldamente con i piedi sulla Croce (cosa che nessun cristiano ortodosso oserebbe in altro modo neppure pensare) sradica letteralmente dai Sepolcri Adamo ed Eva. Nella Tradizione Ortodossa, quando ci comunichiamo, alcuni, come i Romeni, vanno portando in mano un cero, altri, come molti Slavi, con le braccia conserte in forma di Croce: sul Monte Athos, negli ultimi anni, i monaci mi hanno quasi sempre mostrato una predilezione per questa espressione di fede, anche se la Tradizione Romena ha, secondo me, radici altrettanto profonde.

  12. La Bibbia insegna chiaramente che costruirsi immagini di Dio e renderle un culto è IDOLATRIA (Esodo 20:4-5a // Deuteronomio 5:8-9a; 4:15-19).
    Le croci e i crocifissi non erano usati dai primi cristiani, oltrettutto incoraggiano l’idolatria, quindi i cristiani devono rifiutare questi simboli (possiamo ammettere solo la croce “vuota”).

    Quindi chiediamo a tutti i cattolici, gli ortodossi e coloro che incoraggiano i crocifissi: “Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato” (Luca 24: 5b-6a)

  13. Certo Alessio… Ma ho forse parlato di “adorazione del crocifisso”? Io lo intendo come un mero simbolo con un innegabrile valore.

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